di Fabrizio Roncone

Spiazzata da Salvini sull’Europa, Francesca Donato, europarlamentare leghista, si scatena sul Covid, tra vitamine e tweet

La Lega di Matteo Salvini continua a collezionare feroci talenti. Del resto, se ambisci a guidare un Paese, se pensi di poter un giorno formare un governo tutto tuo, devi farti trovare pronto. Così ecco qui Francesca Donato di anni 51, avvocato, nata ad Ancona da famiglia veneta ma ormai stabile in Sicilia, uno dei volti più mediatici del Carroccio (porca miseria, però: che nostalgia canaglia dell’Umbertone in canottiera seduto al bar per sfidare tutti a braccio di ferro). La tipa ha stoffa. Nel 2013 fonda l’associazione «Progetto Eurexit». Poi, nel 2018, apre il primo Circolo della Lega a Palermo. Idea geniale. Dopo aver visto per un ventennio a Pontida quelli che con le ampolle e le croci celtiche, certi vestiti tipo Mago Merlino, inneggiavano all’indipendenza della Padania per manifesta superiorità, i siciliani si trovano davanti questa signora bionda che, risoluta, li rassicura: «Tranquilli, Salvini vuole bene anche a voi». Il capo, per ricompensa, la fa diventare europarlamentare.

Vado e la sparo grossa

Lei ringrazia e s’interroga: adesso come faccio a farmi notare? Insistere con l’uscita dall’euro, meglio di no. Del resto Salvini, buono buono, s’è accucciato davanti la porta del premier Mario Draghi, che dell’Europa – come sappiamo – è formidabile sostenitore. E allora? Ideona: vado da Giovanni Floris, a Di Martedì, e la sparo grossa, dico che contro il Covid dovremmo usare vitamina C e integratori (in studio, quella sera, scese il gelo: andate a guardarvi su YouTube come la incenerì il professor Matteo Bassetti). Però quelli di talento puro li vedi proprio nelle difficoltà. Chiede scusa e sparisce? Macché. La nostra micidiale leghista decide di polemizzare con Antonio Ferro, direttore del dipartimento prevenzione dell’azienda sanitaria della provincia di Trento. Il quale, per spingere i 5500 operatori che su quel territorio non si sono ancora vaccinati, dice: «Fatelo, il vaccino rende liberi». L’onorevole Donato allora twitta: «Vi ricorda qualcosa?». Alludendo al tragico avviso «Arbeit macht frei» (il lavoro ti rende libero) che era all’ingresso di numerosi campi di concentramento nazista. È dovuto intervenire l’Auschwitz Memorial: «I vaccini salvano la vita. Strumentalizzare quella scritta, simbolo di odio e di morte, è sintomo di declino morale e intellettuale». Ecco, appunto.

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