di Carlo Macrì

La trentunenne, finalista di Miss Italia, aveva cominciato la carriera di modella e attrice. Oggi porta avanti l’azienda agricola di famiglia l’Officina dei cedri che esporta in tutto il mondo prodotti di qualità e dice: «La mia terra è maschilista ma io rimango qua»

Agli abiti fashion ha preferito i panni dell’imprenditrice agricola. Ha detto addio alle passerelle dell’Alta moda per ritornare in Calabria e rilanciare la lavorazione del cedro e dei fichi. L’abbigliamento agricolo non prevede sete e lustrini, ma la rende felice perché esalta la sua scelta di vita. Lei è Angela Mandato, 31 anni di Santa Maria del Cedro, località del tirreno cosentino famosa nel mondo per la qualità del suo cedro, la «liscia diamante», utilizzato nella festa del Sukkot, la più importante manifestazione religiosa del mondo ebraico. L’agrume, insieme ai fichi ha cambiato la vita di Angela che è passata dalle sfilate di moda, a sbucciare cedri e annegare fichi nel rum. E dire che a quindici anni Angela sognava, come tutte le teenager i défilé, le luci della ribalta e un provino per un posto nel grande o piccolo schermo. E perché no, la partecipazione a Miss Italia. Desiderio avveratosi al compimento del diciottesimo anno d’età. Nel 2008, a Salsomaggiore, Angela è stata una delle 200 ragazze più belle d’Italia. La sua coinvolgente bellezza e il fisico statuario le hanno permesso di sfilare per griffe molto importanti. Valeria Marini le ha fatto indossare gli abiti della sua collezione che ha portato in giro per l’Italia. «Ero felice – dice oggi – di come si stava trasformando la mia vita. Il mondo della moda mi aveva aperto le porte e dentro di me sognavo, sognavo, sognavo…».

Imprenditrice nell’azienda di famiglia, l’Officina dei cedri

La riconversione, però, era in agguato. Papà Osvaldo, titolare di una officina per la lavorazione di infissi, le prospetta l’idea di acquistare una azienda agricola per darle una opportunità di lavoro per il futuro. «Oltre al consenso, papà mi ha chiesto anche se ero disposta a gestirla. Da piccola, anche se il mio sogno erano le passerelle, sono stata abituata a lavorare nelle cedriere». Al bivio della vita Angela si è fermata: «Mi sono guardata dentro e fuori. Ho interrogato la testa, il cuore e mi sono specchiata nel senso che volevo cercare in me qualcosa che potesse impedirmi di continuare a fare la modella, per rendere felice mio padre. Il desiderio, la voglia, l’energia per continuare a vivere il mio sogno viaggiava, però, dentro di me come un Eurostar». Aveva da poco finito di girare uno spot pubblicitario con Giovanni Veronesi e aveva ottenuto, dopo tanto tempo, delle piccole parti in fiction anche di successo. «Nella mia mente – prosegue – scorrevano i ricordi del concorso di bellezza “La Bella d’Italia”,dove mi sono classificata al secondo posto. I sacrifici fatti per partecipare al casting per la John Casablancas a Milano dove ho appreso le prime nozioni per intraprendere la carriera di modella. Sono stati mesi difficili». Con grande sofferenza e qualche rimpianto, Angela ha però deciso di abbandonare il mondo della moda. «Ho pensato al mio futuro e l’opportunità che mio padre mi aveva offerto e che non poteva essere lasciata cadere nel vuoto. Ho accettato, anche perché avevo un gran desiderio di ritornare nella mia terra e così, assieme a mio fratello Salvatore e mio cugino, nel 2012, ci siamo tuffati in questa avventura che abbiamo chiamato Officine dei Cedri. All’inizio ho avuto un po’ di difficoltà perché non riuscivo a calarmi bene in questa realtà. Poi ho carburato, mi è venuta un’adrenalina sorprendente ed è stato straordinario vedere nascere i primi prodotti della mia azienda».

Un laboratorio artigianale

Officine dei Cedri è un laboratorio artigianale che si occupa della trasformazione di fichi e cedro. «La scelta di questi due frutti – spiega – non è stata casuale, perché sono eccellenze del mio territorio. Per farci conoscere abbiamo iniziato a partecipare a fiere nazionali e internazionali. A Pitti Taste e Vinitaly per pubblicizzare i nostri prodotti e soprattutto per dare riconoscibilità al nostro territorio. Il nostro è un modello d’impresa che vuole restare ancorata alla tradizione e al territorio», precisa la giovane imprenditrice. E per fare ciò Angela si è inventata alcuni prodotti di nicchia che sono il passepartout per entrare nei mercati esteri, soprattutto negli Stati Uniti. Come i “panicelli” di uva passa, un fagottino di foglie di cedro con all’interno uvetta e bucce di cedro fresco. O la mostarda di fichi, i fichi nel miele con castagne e rum. E ancora fichi al caramello di mosto d’uva e poi il liquore di cedro e l’amaro cedroamaro. «La nostra è una tradizione familiare. Ho appreso tutto da mia nonna Ida che ancora oggi viene a darci una mano in azienda e borbotta quando le cose non sono fatte a regola d’arte; confessa Angela.

Protagonista del workshop in Calabria per l’export

Lo scorso 5 luglio Officine dei Cedri è stata una delle protagoniste del workshop organizzato in Calabria dalle Camere di Commercio della California, Texas e Louisiana per degustare i prodotti tipici e programmare l’export. A volte nella gestione dell’azienda Angela trova un aiuto nel marito Antonio Crispino, titolare del marchio «Calabria Food» che commercializza conserva di pomodoro prodotta artigianalmente. Mamma tra qualche mese, Angela continua a seguire le attività in azienda: «Ogni mattina sono in laboratorio a mondare cedri insieme ai nostri collaboratori, perché i nostri prodotti vengono rigorosamente lavorati a mano». La qualità dei prodotti a base di cedro confezionati dalla Officine dei Cedri ha permesso all’azienda di ottenere il certificato di garanzia ebraico Kosher che significa «alimento conforme alle regole dietetiche prescritte dalla Bibbia» e ne autorizza l’esportazione in tutte le comunità ebraiche sparse nel mondo. Angela con la sua scelta ha voluto inviare anche un messaggio al mondo dell’imprenditoria agricola calabrese. «Qui all’inizio la gente era restia a credere che una ragazza che ha vissuto molti anni nel mondo dorato dell’Alta moda e dello spettacolo potesse un giorno scegliere e adeguarsi alla vita di campagna. Io invece mi ci trovo bene in abiti da agricoltore. La Calabria, purtroppo, è ancora una terra maschilista e per molti sapere che una donna possa essere a capo di una azienda agricola, è un messaggio che non tutti apprezzano». E gli amici? «Sono tutti lontani da qui a studiare, ma hanno condiviso la mia scelta. Spero che questa terra possa dare anche a loro l’opportunità di realizzarsi nei rispetti ambiti professionali».

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