di Michela Rovelli

Il compromesso che dovrebbe mettere fine alla causa che da due anni vede Apple contro un gruppo di sviluppatori americani e che dovrebbe anche influenzare il processo (ancora in corso) sul caso Epic. Gli sviluppatori potranno comunicare opzioni di pagamento indipendenti, evitando le commissioni

Nella guerra per i pagamenti via app sembra che sia il compromesso a trionfare. Dopo una causa di quasi due anni che ha visto Apple battersi contro un gruppo di sviluppatori statunitensi che chiedevano più libertà sugli acquisti in-app, accusando la società di comportamenti monopolistici, ecco arrivare una proposta da Cupertino che potrebbe risolvere la contesa. Così come potenzialmente avviare verso una conclusione anche un’altra disputa legale, quella sollevata da Epic Games, la cui sentenza è ancora da scrivere. L’accordo, in attesa del via libera del giudice, è stato annunciato giovedì sera. E prevede nuove regole per l’App Store, che se confermate saranno valide in tutto il mondo. Le comunicazioni dei pagamenti vengono liberalizzate. Gli sviluppatori potranno proporre diverse opzioni ai propri utenti e non più solo quella all’interno dell’app stessa. Opzione che prevede un pagamento di commissioni (del 30 o del 15 per cento) a Apple.

Dopo un lungo dialogo che Apple ha definito “produttivo”, gli sviluppatori americani hanno accettato il compromesso proposto dalla società. Si legge nel comunicato: «Per dare agli sviluppatori più flessibilità nel raggiungere i propri clienti, Apple ha chiarito che potranno usare strumenti di comunicazione, come le email, per condividere informazioni circa i metodi di pagamenti al di fuori della loro app iOS». In altre parole, qualora si voglia attivare un metodo di pagamento alternativo da quello in-app, gli avvisi non potranno essere inviati tramite l’app stessa ma con altri mezzi indipendenti, mezzi che possono essere attivati previo consenso dell’utente. Da precisare che, una volta che noi daremo l’autorizzazione a uno sviluppatore di accedere alla nostra mail o al nostro numero di telefono, questo potrà inviarci qualsiasi comunicazione pubblicitaria. Si tratta, dunque, di un’apertura a tutto tondo, che però non intacca la privacy, tema molto caro a Apple. Essendo in mano nostra la possibilità di dare l’ok oppure negarlo. La società aveva già aggiornato le linee guida del sui App Store in giugno, proprio riguarda alle possibilità di comunicazione tra sviluppatore e utente. Ora, qualora il giudice accettasse la proposta, verranno specificate ancora meglio le nuove opportunità di targetizzazione. Specifica ancora Apple: «Come sempre, gli sviluppatori non pagheranno una commissione su nessun pagamento effettuato al di fuori dell’App Store».

L’accordo prevede altri punti. In primis la conferma del Small Business Program, il programma annunciato a gennaio che prevede una commissione del 15 per cento (e non più del 30 per cento) per i pagamenti in-app a piccoli sviluppatori, ovvero con guadagni annui inferiori a un milione di dollari. Il programma viene validato almeno per i prossimi tre anni. Poi la rassicurazione del mantenimento di oggettività nelle ricerche sull’App Store. Le app compariranno in base a caratteristiche neutre – e non saranno quindi selezionate in modo soggettivo da Apple – come il numero di download e il giudizio degli utenti, almeno per i prossimi tre anni. Novità anche per i cosiddetti “price point”, ovvero i prezzi fissati da Apple per il pagamento delle app. Al momento sono meno di 100 le opzioni a disposizione degli sviluppatori, mentre nel 2022 – tempi tecnici – saranno portate a più di 500. Infine un punto sulla condivisione di informazioni con i propri utenti: Apple si impegna ad aggiornare annualmente il nuovo Transparency Report con il numero di app eliminate dallo Store o non accettate (per diversi motivi), con il numero di sviluppatori bloccati, dati sulle ricerche all’interno dello Store.

La causa, guidata da Donald R. Cameron, sviluppatore di un’app per scegliere i nomi dei bambini e da Pure Sweat Basketball, Inc, che ha creato un’app per allenamenti di basket, è stata avviata nel 2019 in California. Si tratta di piccoli sviluppatori – quelli che, nella definizione di Apple, guadagnano meno di un milione di dollari l’anno – che si sono fatti carico di una class action al centro della quale c’è l’accusa, verso Cupertino, di «monopolizzare i servizi per le app iOS e i prodotti digitali in-app, che si concretizzano nel pagamento di commissioni per gli sviluppatori americani». Per dare qualche numero, le app che richiedono pagamenti in-app (e dunque pagano le commissioni) sono il 15 per cento del totale. Di queste, il 99 per cento appartiene al gruppo dei “piccoli sviluppatori”, ovvero coloro che da gennaio si sono visti ridurre le commissioni al 15 per cento. Lo Small Business Program era però solo un assaggio dell’accordo in discussione. Dopo due anni, ecco la soluzione, accolta con favore anche dai querelanti. Soluzione che prevede anche un fondo di 100 milioni di dollari destinato ad aiutare proprio loro, i piccoli sviluppatori attivi già da prima di aprile 2021. Una decisione presa anche a fronte delle difficoltà economiche del periodo pandemia. Il fondo è però accessibile solo agli sviluppatori americani.

E Epic Games? In questo caso non si parla di un piccolo sviluppatore ma di una società multi-milionaria. Che ha prima sfidato Apple proponendo pagamenti al di fuori dell’App Store e poi ha trascinato la società in tribunale per lo stesso obiettivo: più libertà ed eliminazione delle commissioni su acquisti in-app. Non si sa, al momento, quando la proposta di Apple entrerà in vigore, poiché serve il via libera del giudice che sta seguendo la causa. Il giudice, Yvonne Gonzalez-Rogers, è però lo stesso che sta riflettendo sulla sentenza del processo Epic Games. Fondamentale sarà dunque la sua decisione: la mossa di Apple potrebbe portare a una risoluzione anche questa disputa. Proposta che però non è piaciuta a Epic e al gruppo che spalleggia la società. La Coalition for App Fairness in un comunicato l’ha definita una «finzione». Meghan DiMuzio, direttore esecutivo della coalizione, ha commentato: «L’offerta di accordo fasulla di Apple non è altro che un tentativo disperato di evitare il giudizio di tribunali, regolatori e legislatori di tutto il mondo. Questa offerta non fa nulla per affrontare i problemi strutturali e fondamentali di tutti gli sviluppatori, grandi e piccoli, minando l’innovazione e la concorrenza nell’ecosistema delle app». E conclude: «Se questo accordo venisse approvato, ai produttori di app sarà ancora impedito di comunicare prezzi più bassi o di offrire opzioni di pagamento concorrenti all’interno delle loro app. Non ci faremo placare da gesti vuoti e continueremo la nostra lotta per piattaforme digitali eque e aperte». La battaglia, in questo caso, è sembra essere ancora aperta.

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