La sconfitta della Juventus contro il Benevento fa ancora rumore in casa bianconera. La squadra di Pirlo veniva da sette vittorie consecutive allo Stadium, ma non avevano fatto i conti con Adolfo Gaich al secondo gol in Serie A. E Ronaldo? Non pervenuto. Sbatteva contro un muro di nome Federico Barba. Bum, bum, bum. Di continuo: da quella parte non si passava, e nella nostra intervista il difensore del Benevento racconta: “Ronaldo non ha punti deboli, bisogna sperare che non sia in giornata. Non lo metto neanche tra i fenomeni, è proprio qualcosa a parte. Sta scrivendo la storia di tutti i record, ma se non è riuscito a segnare è merito del lavoro difensivo di tutta la squadra”.

La sfida con Ronaldo l’ha preparata in un modo particolare?
“La preparazione alla partita è sempre la stessa, ma in questo caso sapevo bene chi avrei affrontato e la fortuna è quella di conoscerlo già avendolo visto giocare più e più volte studiandolo nel tempo”.

E’ l’attaccante più forte che ha affrontano in carriera?
“E’ difficile da dire, ma penso proprio di sì”.

Che effetto fa giocare allo Stadium vuoto?
“Io avevo giocato in quello stadio il giorno dell’inaugurazione con la Primavera della Roma, sembra fatto apposta per intimidire i rivali. Quel giorno non c’erano tantissimi spettatori, ma è chiaro che vederlo completamente vuoto fa un effetto particolare. Io mi auguro che in generale si possa tornare allo stadio in sicurezza al più presto, noi viviamo per il tifoso e per la gente che condivide con noi gioie e dolori”.

A fine partita con chi ha scambiato la maglia?
“Con Bonucci, la cercavo già da tempo. Anche se la maglia alla quale tengo di più è quella di Messi, l’ho presa alla fine di un Barcellona-Valladolid quando giocavo in Spagna. Ce l’avevo sempre lì, dalle mie parti. Quella volta perdemmo, ma giocare al Camp Nou non è mai facile”.

Cosa vi ha lasciato la vittoria contro la Juventus?
“Nello spogliatoio abbiamo festeggiato perché è stata una bella liberazione dopo un periodo complicato che stavamo attraversando. Vincere allo Stadium ci ha dato fiducia e consapevolezza, ma sappiamo che ancora non abbiamo fatto nulla: sabato contro il Parma dobbiamo giocare come contro la Juve”.

Cosa avete detto a Gaich dopo la partita?
“C’è poco da dire. Avrebbe offerto una cena a tutti, ma nella situazione che stiamo vivendo dobbiamo per forza rimandarla. Però ci segniamo tutto per quando si potrà…”.

Si è inserito subito?
“Parlando spagnolo, io ho iniziato a conoscerlo fin dal primo giorno. E’ un ragazzo molto tranquillo, con la testa sulle spalle. Si è calato perfettamente nella realtà, ha doti fantastiche e noi cercheremo di metterlo sempre più a suo agio. E’ un ragazzo giovane che ha ampi margini di miglioramento, nonostante la grande struttura fisica si muove molto bene. Tra qualche anno potrebbe diventare un top player”.

Cosa vi aveva detto Inzaghi prima della Juve?
“E’ uno che trasmette molto bene quello che dice. Sapeva che la gara con la Juve sarebbe stata complicata, ci ha caricato facendoci un discorso del quale mi ha rimasta impressa una frase: ‘In certe partite bisogna essere degli eroi’ ci aveva detto prima di giocare”.

Che tipo di allenatore è?
“Innanzitutto è una bravissima persona, poi si vede che è innamorato del calcio. Sa tutto di tutti, è ogni giorno sul pezzo: ha trasportato in panchina il campione che era in campo. Io sto imparando il suo modo di vivere il lavoro e soprattutto il fatto che non si accontenta mai”.

Da ex attaccante le dà qualche consiglio su come difendere?
“Sì, sempre. Mi dice cosa gli dava fastidio quando giocava lui, e ho notato che quando seguo le sue indicazioni è tutto più semplice. E’ una fortuna essere allenati da un ex campione come lui”.

Le è capitato di marcarlo durante gli allenamenti?
“No perché le partitelle non le fa, ma quando ci alleniamo sui cross si mette al centro dell’area e la butta sempre dentro. Non sbaglia un tiro, potrebbe ancora scendere in campo.”.

Cosa serve per salvarsi?
“Dobbiamo partire dalla compattezza di squadra tirando fuori noi stessi, così possiamo evitare la retrocessione”.

Spesso in difesa ha fatto coppia con Tuia. Lei ex romanista, lui ex laziale: quasi un derby in famiglia.
“E’ vero, ma non ci è mai capitato di parlarne. Da avversari ci siamo affrontati una sola volta nelle giovanili, lui a quei tempi era già molto forte, me lo ricordo bene”.

A Empoli è stato allenato dal ‘primo’ Sarri, che ricordi ha?
“Una persona eccezionale, un maestro. Oltre che sapere di calcio, è molto colto e mi ha insegnato molte cose sotto ogni aspetto. In qualsiasi squadra in cui è stato ha sempre fatto bene, ma non avevo dubbi su questo perché ha un’organizzazione di gioco eccezionale. Mi ha cambiato anche come persona, facendomi eliminare alcuni atteggiamenti sbagliati che avevo”.

Quando Sarri andò a Napoli anche lei fu molto vicino al trasferimento.
“E’ vero, ma non lo vivo come un rimpianto. La carriera prosegue e non si guarda mai indietro. The show must go on”.

Da un Ronaldo all’altro: nel 2019-20 ha giocato nel suo Valladolid.
“E’ stato emozionante incontrarlo, la mia generazione è cresciuta con i suoi gol ed è un giocatore che ho sempre seguito e ammirato. Ho conosciuto una persona molto disponibile e alla mano. Si ricordava ancora l’italiano, mi ha parlato della sua esperienza in Serie A e della sua vita in Italia”.

Oltre ad aver giocato in Serie A e in Liga, ha fatto anche un’esperienza in Bundesliga con lo Stoccarda: che differenze ci sono tra i tre campionati?
“Quello italiano è il più tattico in assoluto, le squadre si adattano alle caratteristiche dell’avversario. Quello tedesco è veloce, in un secondo può esserci un contrattacco di una squadra e il secondo dopo dell’altra; c’è tanta corsa e velocità, la tattica conta poco. In Spagna tutte le squadre giocano molto bene a calcio, c’è grande qualità dei singoli e un ottimo palleggio. E spesso sono aspetti che mettono in difficoltà le squadre che affrontano le spagnole”.

@francGuerrieri

Source

0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x

Pin It on Pinterest