Non è una storia di cronaca giudiziaria. Perché il boss formalmente è un uomo libero. E non è solo una storia criminale, perché la mafia, che qui sale dal terreno come nebbia del mattino, non spara o lo fa pochissimo. Ma colpisce con altre miserie: le debolezze dell’etica, la corruzione, il consenso sociale. Armi che, come ripete da anni il professor Nando dalla Chiesa — che alla mafia di Buccinasco ha dedicato un libro con la ricercatrice Martina Panzarasa —, non si combattono solo in Tribunale ma con la cultura e la conoscenza.

A fine maggio Papalia è tornato a parlare. Lo ha fatto nel programma «Mappe criminali» di Daniele Piervincenzi per Tv8. E ha fatto, ancora una volta, parecchio rumore. Se l’è presa con i giornalisti («E io li ho sfidati di trovare questa commistione, che loro ritengono che c’è sta commistione. A meno che non è invisibile»), ma soprattutto con il sindaco Rino Pruiti. Il primo cittadino ha chiesto al boss di scusarsi con la cittadinanza per i reati commessi.«Cosa ha detto lui? Che io devo chiedere scusa alla cittadinanza. Io ho fatto più di lui perché ho costruito mezza Buccinasco con i mezzi miei di scavo e movimento terra. Lui sulu si ‘mbucca ‘a pila (si fotte i soldi, ndr). Se c’è qualcuno che se ne deve andare deve essere lui. La mafia a Buccinasco non è mai esistita».

«Le parole di Papalia sono inaccettabili — replica il sindaco che ha scritto al prefetto — non possiamo pensare di poter continuare a vivere accanto a un personaggio simile. Non rinnega il suo passato, non chiede scusa per i reati per cui è stato condannato, addirittura rivendica di aver fatto per Buccinasco più delle istituzioni. È un nuovo attacco allo Stato e lo Stato deve reagire». I due sono anche parti contrapposte in Tribunale. Davanti ai giudici civili pende una causa per l’assegnazione di una parte del cortile confiscato. La moglie, Adriana Feletti, ne rivendica la proprietà, il Comune si oppone. Giovedì prossimo ci sarà l’udienza. Ma la partita, più che con la mafia, ha a che fare con mappali e misurazioni catastali. Venerdì 11 giugno il Comune, Avviso Pubblico e il presidio di Sud-Ovest di Libera hanno organizzato un incontro nella villa per parlare di mafia con il responsabile dell’area Nord Italia dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, Roberto Giarola. Tema e luogo simbolici, in risposta alle parole del boss. Ieri il capo della Dda Alessandra Dolci, durante un dibattito, ha chiesto agli amministratori locali di «denunciare»: «È un dovere, avete un incarico delicato ma lo avete scelto. Il mondo mafioso e quello politico a volte si incontrano, per questo denunciare conviene anche solo perché tutti sappiano da che parte state».

Rocco Papalia non ha pendenze penali. Per gli investigatori è il padrino più importante della cosca in libertà. I fratelli Antonio e Domenico stanno puntando tutto sulla revisione dell’ergastolo ostativo che potrebbe spalancare le porte del carcere. Ci hanno già provato con decine di istanze per permessi premio o liberazione anticipata (trasformare l’ergastolo in 30 anni di cella) senza mai riuscirci. Il primo scrive poesie e si dice profondamente cambiato, il secondo è da sempre indicato come il viceré di tutta la ‘ndrangheta nonostante sia in cella dal ‘77. Domenico Papalia è stato negli anni sostenuto nelle sue battaglie da molte personalità, a partire dall’ex giudice Imposimato. L’ultimo appello alla grazia, pubblicato dal Riformista, porta la firma di Elisabetta Zamparutti, ex deputata radicale. A Buccinasco la mafia che striscia sul terreno come nebbia nel mattino, trattiene il fiato. L’uscita dei due boss è una partita storica per un clan che grazie a figli, nipoti e nuovi innesti governa Lombardia e Piemonte.

Domenico Papalia ha frequentato l’università in carcere, collabora con diverse associazioni in favore dei detenuti e ha incassato l’assoluzione nel processo di revisione per l’omicidio del capomafia D’Agostino. Oggi ha 76 anni, è in cella da 40. Non s’è mai pentito.

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