Se supererà tutti i passaggi per la conferma, sarà Joachim Nagel il sostituto di Jens Weidmann alla presidenza della Bundesbank. Il prossimo leader della banca centrale tedesca è stato scelto dal nuovo cancelliere Olaf Scholz e proviene dalla Banca dei regolamenti internazionali, dove ricopre il ruolo di numero due della divisione che si occupa del settore bancario.

La nomina del nuovo presidente della Bundesbank

Prima ancora Nagel, 55 anni, aveva operato alla Bundesbank per 17 anni fino al 2017 ed aveva avuto una breve esperienza alla banca pubblica di sviluppo tedesca KfW. Weidmann si era dimesso in ottobre, poco dopo le ultime elezioni politiche, in anticipo sulla fine del suo terzo mandato. Allora era diventato chiaro che Scholz, il leader socialdemocratico che ha vinto le elezioni di settembre, avrebbe avuto l’opportunità di nominare un nuovo presidente della Bundesbank che appartenesse al suo partito. E Nagel è in effetti iscritto alla Spd.

(In)dipendenza dal potere politico

Questo peraltro è uno dei paradossi del Paese che più di ogni altro predica l’indipendenza dei banchieri centrali dal potere politico: in Italia, in Francia, in Gran Bretagna o negli Stati Uniti non accade mai che l’appartenenza al partito o all’area politica del premier o del presidente siano prerequisiti per la nomina al vertice della banca centrale. In Germania invece questo sembra essere un principio generalmente accettato. Weidmann era stato consigliere economico della cancelliera Angela Merkel, prima di essere da lei scelto per il vertice della Bundesbank. E in ottobre Weidmann stesso si è dimesso a sorpresa subito dopo il voto di fine settembre che ha portato la Cdu, il partito di Merkel, all’opposizione per la prima volta da 16 anni.

Un nuovo equilibrio

Del resto era chiaro fin dall’inizio delle consultazioni per il nuovo governo che la casella di presidente della Bundesbank avrebbe contribuito al nuovo equilibrio generale del potere. Scholz era stato ministro delle Finanze nel precedente governo, quello di grande coalizione fra Cdu e Spd e si sapeva che nel nuovo esecutivo avrebbe dovuto lasciare l’incarico al leader liberale Christian Lindner. La Spd, primo partito in parlamento, aveva bisogno di mantenere un ruolo di primo piano in politica economica. Dunque la nomina di un socialdemocratico a capo della banca centrale avrebbe favorito la ricerca di un nuovo assetto complessivo: le dimissioni di Weidmann sono arrivate in questo clima e ora il presidente uscente della Bundesbank potrebbe essere in buona posizione per la successione se davvero, come possibile, si arrivasse alle dimissioni dell’attuale direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva.

Politica monetaria

Degli orientamenti di Nagel in politica monetaria non si sa molto, perché non se n’è mai occupato pubblicamente in prima persona. Sia alla Bundesbank che alla Bri Nagel ha gestito quasi esclusivamente la vigilanza dei mercati finanziari e del settore bancario. La Fdp, il partito dei liberali che incarna l’ala più conservatrice dell’attuale coalizione in politica economica, definisce Nagel «un socialdemocratico orientato alla stabilità» . Ma non è ancora chiaro se lo aspetti un destino simile a quello di Weidmann, che per un decennio è rimasto spesso in minoranza nel Consiglio direttivo della Banca centrale europea e ha perso molte battaglie: sullo «scudo» del 2012 che chiuse la crisi dell’euro, su gran parte delle decisioni di taglio dei tassi e su gran parte delle decisioni sui programmi d’acquisto sul mercato (inclusa l’ultima, quella del 16 dicembre scorso che riduce l’ammontare degli interventi).

La guida della Bce

Di certo Nagel appare ora il candidato di punta per sostituire Christine Lagarde alla presidenza della Bce, quando quest’ultima lascerà la mano. A oltre vent’anni dal lancio dell’euro nessun tedesco ha ancora avuto la guida della Bce. Sarebbe difficile a qualunque Paese opporre un rifiuto a una candidatura della Germania la prossima volta che occorrerà nominare il presidente.

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