Mentre il campionato si avvia alla conclusione, dietro le quinte continua la guerra tra procuratori per assicurarsi i giovani talenti in vetrina. Nei giorni scorsi vi abbiamo raccontato di possibili pressioni su tre giocatori di Serie A per cambiare agente (QUI la nostra ricostruzione), una notizia che ha creato il caos intorno al calcio italiano e che potrebbe coinvolgere anche personaggi del calcio legati ad ambienti istituzionali, come ha confermato Branchini in una nostra intervista: “Il passaparola tra giocatori è sempre stato legittimo e logico. Diverso è, invece, se qualcuno in Nazionale fa pressione su alcuni giocatori perché possano passare col suo agente di riferimento (L’INTERVISTA COMPLETA)”.

In una diretta Twitch abbiamo raccolto lo sfogo di Donato Di Campli, ex procuratore, tra gli altri, di Verratti e Castrovilli che ha attaccato alcuni colleghi e i suoi ex assistiti: “Gli agenti comprano i giocatori!”. Ma Di Campli non è il solo ad aver subito dei torti, anche il fondatore e CEO della Studio Assist & Partners  Alessandro Orlandi ha varie vicende da raccontare: “Tante azioni simili le abbiamo subite anche noi – spiega nella nostra intervista – in questi 11 anni abbiamo vissuto situazioni di ogni genere: dal tradimento di collaboratori a quello dei giocatori. Abbiamo anche denunciato alcuni agenti alla Federazione, sottolineando che alcuni nostri assistiti iniziavano ad essere ‘traviati’ da altri procuratori, che poi effettivamente sono riusciti nel concreto a prenderli. E noi, purtroppo, non siamo stati minimamente tutelati”.

Nonostante le denunce?
“Sì, nonostante avessimo segnalato la concorrenza e la condotta sleale di alcuni agenti, ma alla fine purtroppo è finito tutto in cavalleria. Alcuni nostri giocatori sono stati palesemente traviati e sinceramente preferisco non sapere le modalità con le quali lo hanno fatto. Ma nelle situazioni sgradevoli che ci circonda voglio dare una speranza a tanti altri giovani procuratori come me”.

Che messaggio vuole mandare?
“Come giovane ambasciatore della classe operaia degli agenti che non arrivano dall’élite ma dalla gavetta pura, e che rappresentano il 90% del totale degli operatori, voglio dire di non andare a investire soldi per comprare la fiducia dei giocatori, ma piuttosto di lavorare con qualità e trasparenza per acquisirla. Perché non lavoriamo con delle merci, ma con delle persone. Se si ha la fortuna e la bravura in questo lavoro, di guadagnare con i propri assistiti, consiglio piuttosto di investire sulla formazione attraverso master, corsi di lingue, viaggi all’estero o sull’ampliamento della propria struttura operativa.

Voi su cosa avete investito?
“Negli anni abbiamo fatto alcune operazioni importanti, anche internazionali, che ci hanno dato la possibilità di aprire una sede tutta nostra, di potenziare l’area comunicazione e marketing, di ampliare la rete di collaboratori ed inaugurare una nuova struttura dedicata unicamente ai servizi nel calcio femminile. Ecco perché dico che di fronte alle ingiustizie, anche se consuete, non dobbiamo abbatterci! Il tradimento di un giocatore ci sarà sempre, ma più noi riusciamo a offrire un servizio di qualità e più riusciremo a fronteggiare tutto il marcio che abbiamo attorno. L’obiettivo è offrire una servizio e una presenza irrinunciabili per i propri giocatori. In Studio Assist crediamo nel duro lavoro di squadra, stop”.

Ci racconta uno dei torti che ha subito?
“Avevamo individuato, con la nostra classica logica dello scouting puro, un giocatore estremamente talentuoso, che giocava in Eccellenza, nell’anonimato più totale. Dopo un buon periodo di lavoro insieme, con un upgrade progressivo ma soprattutto con un progetto chiaro, condiviso e trasparente nei suoi confronti, scopriamo che è passato ad un’altra agenzia. E tutto questo è successo attraverso pressioni di un suo ex allenatore, palesemente e storicamente vicino a questa agenzia. Oggi è diventato un calciatore di livello importante, ma quella volta purtroppo si è nascosto dietro una disdetta senza neanche fare una chiamata di spiegazione. Probabilmente ha ascoltato quello che si spacciava come suo mentore, ma in realtà in quel caso si è rivelato essere solo il suo ‘venditore’. Tanti giocatori vengono santificati e portati come esempio morale, ma vi assicuro che nella realtà non è sempre così. 

Quindi non è solo un discorso di giocatori, tra compagni di squadra.
“No, purtroppo ci sono anche allenatori che influenzano le scelte di un calciatore avendo anche un ruolo predominante. Quando un tecnico propone a un giocatore di  valutare un agente, nella testa del ragazzo, soprattutto dei più giovani, può scattare un meccanismo per il quale se si dovesse dire di no, si rischierebbe di essere messi ingiustamente da parte”.

Voi avete avuto altri casi?
“Lavoriamo in questo mondo da 11 anni, senza essere figli di nessuno e senza avere le spalle protette da nessuno. Nel tempo ci sono stati giocatori che abbiamo cresciuto dal nulla, e nel momento in cui stavano esplodendo sono arrivate le ‘forze del male’ a portarceli via. Ma la cosa più brutta di queste storie è il comportamento dei calciatori, con i quali fino al giorno prima avevamo un ottimo rapporto umano e professionale ed improvvisamente non rispondono più al telefono, ti avvertono con una lettera di disdetta e si dimenticano di tutto il passato insieme dall’oggi al domani.

Cosa può esserci dietro a queste scelte?
“Alcune volte credo che vengano proprio traviati mentalmente, con un lavaggio del cervello. Secondo me non ci sono solo rapporti verbali: vengono usati anche altri mezzi, altrimenti non riesco a spiegarmi come mai un giocatore che cinque giorni prima sta bene con te, improvvisamente vuole cambiare procuratore e disconosca rapporti pluriennali. Purtroppo, chi lavora nella legalità e vuole acquisire la fiducia del ragazzo e non acquistarla, è sempre più limitato nel mercato d’oggi. Vi faccio un altro esempio”.

Ci dica.
“Nel 2012 abbiamo preso un giocatore in C2 portandolo fino al Bologna in Serie A. Dopo cinque/sei anni di lavoro insieme, il giorno prima della firma del contratto ci manda la disdetta, chiaramente negandosi per qualsiasi tipo di confronto e scegliendo un altro agente per il giorno della firma stessa. Ma che disservizio gli abbiamo dato noi?! Ma non è solo un discorso di prima squadra, ormai è diventato impossibile anche prendere ragazzi della Primavera o di età inferiori”.

Come mai?
“Perché purtroppo c’è questa schifosa abitudine di “comprare” la fiducia delle famiglie; oppure c’è chi offre scarpe e contratti di sponsorizzazione garantendosi così la fiducia e l’approvazione immediata del ragazzo. Credo sia decisamente discutibile e nauseante il comportamento di un genitore che cede il futuro del proprio figlio al miglior offerente”.

Prima ci ha detto che anche alcuni collaboratori le hanno voltato le spalle.
“Sì, è capitato negli anni che hanno ‘comprato’ anche persone con le quali lavoravamo da anni, facendo loro promesse migliori, non voglio sapere di quale genere. Uno in particolare, si è portato via oltre dieci giocatori della nostra agenzia alcuni anni fa. Purtroppo l’insidia è dietro l’angolo con questi soggetti arrivisti e completamente irriconoscenti”.

Qual è il segreto per avere collaboratori fidati?
“La parte che conta di più, oltre il 70% dal mio punto di vista, è la componente umana, la valutazione della persona nei suoi valori; il restante 30% lo fa la parte lavorativa chiaramente. Investire su un team ha tanti vantaggi ma è anche un’arma a doppio taglio: magari si cresce una risorsa per anni, e da un giorno all’altro può andare via portandosi dietro alcuni giocatori o contatti con i quali si era creato un rapporto”.

Come deve cambiare secondo lei la figura del procuratore?
“Ormai gli agenti devono diventare dei veri e propri imprenditori. E’ una trasformazione culturale che noi abbiamo messo in atto fin dall’inizio: la figura del procuratore non è più legata al singolo viso o al nome cognome, ma dovranno essere strutture o vere e proprie aziende a gestire gli atleti a 360°. In futuro vedo il nostro ruolo sempre più in questa direzione, con la speranza che la figura dell’agente venga vista con occhi migliori rispetto a oggi. Se abbiamo una cattiva reputazione è colpa di alcuni soggetti che fanno i ‘ruba galline’ in Italia e nel mondo. Purtroppo esiste chi lavora con modalità squallide e per questo è giusto che vedano male la categoria se si pensa a questi soggetti, anche se c’è chi cerca di lavorare sempre correttamente e professionalmente, senza utilizzate antipatiche scorciatoie”.

Siete stati la prima azienda italiana a investire sul calcio femminile e oggi siete un punto di riferimento per tante atlete. C’è il rischio che venga contaminato anche quel mondo?
“In realtà sta già succedendo. Noi abbiamo creduto fin dall’inizio nel movimento femminile oltre 6 anni fa, investendo per dare un valore aggiunto alle ragazze e al movimento. Oggi invece ci sono già alcuni competitor che utilizzano le stesse modalità sopracitate, utilizzando l’intimidazione da parte di discutibili allenatori piuttosto che acquisendo la fiducia delle atlete, con modalità e mezzi davvero infimi. Anche in questo mondo si iniziano a vedere le prime scorrettezze, è già diventato un mercato drogato e temo che lo sarà sempre di più con l’arrivo del professionismo. Chi usa certe modalità nel calcio maschile, mantiene le cattive abitudini anche nel calcio femminile”.

 

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