di Gianmario Verona*

Dalla trasformazione della didattica imposta dal Covid è nato un modello ibrido. Il rettore della Bocconi, Gianmario Verona, ne parla con Jeff Maggioncalda, ceo di Coursera

Pensando positivo possiamo dire che, nella sua immane tragedia, la pandemia è stata un bene per il settore dell’EdTech così come lo è stata per l’e-commerce e in generale i servizi digitali. Il passaggio, seppur troppo veloce e non sufficientemente preparato alla didattica a distanza è stato nella maggior parte dei casi, non solo un modo per non fermare il loro percorso di apprendimento, ma anche l’inizio di una rivoluzione che ci porterà a un nuovo modello didattico. Questo soprattutto per le fasce di studenti più adulte che stanno frequentando corsi universitari. Un modello ibrido che, mischiando le fondamentali attività in presenza con quelle in digitale, saprà trarre il meglio da entrambe le esperienze valorizzando le diverse fasi del modello pedagogico.

Del futuro dell’EdTech ne ho discusso con Jeff Maggioncalda, Ceo di Coursera, principale player del settore. Come è cambiato negli anni il business model di una piattaforma come Coursera, nata nel 2012 agli albori della EdTech? «Coursera oggi offre un catalogo di oltre 5.000 corsi aperti (i cosiddetti “MOOC”, i Massively Open Online Courses) che sono acquistati da 82 milioni di persone nel mondo (30 milioni i nuovi “studenti” durante la pandemia), l’80% dei quali vive al di fuori degli Stati Uniti dove ha sede la società. Siamo nati da un’idea di due professori di Stanford e da allora il modello di business si è modificato ed evoluto in linea con il profilo di un’impresa tecnologica che pone al centro della sua attività l’innovazione. Coursera oggi offre formazione, corsi singoli e interi programmi, agli individui, ma li offre anche a università e sempre di più a istituzioni pubbliche e imprese». La pandemia ci ha fatto comprendere quanto sia indispensabile il digitale anche nel mondo dell’istruzione, ma ha altresì fatto definitivamente comprendere quanto la formazione in presenza e l’esperienza all’interno di un campus sia fondamentale e non sostituibile. Che tipo di partnership offre un’azienda EdTech come Coursera a un’università come Bocconi o ad altre istituzioni accademiche nel mondo? «Storicamente la gran parte delle università che distribuiscono i loro corsi di laurea su Coursera sono alla ricerca di una audience globale che farebbero fatica a raggiungere, oppure a persone che lavorano, o che per varie ragioni non possono frequentare un campus. Ma Coursera for Campus, servizio che abbiamo creato nei recenti anni, permette di fornire un’offerta blended. Le università devono infatti fare i conti con una situazione simile a quella che molte aziende stanno affrontando. A Coursera, per esempio, abbiamo adottato una politica di work from anywhere che ci ha permesso di assumere persone in tutto il mondo che non sarebbero mai potute venire a lavorare in Coursera perché abitano in Virginia o ad Annapolis o in Francia. Penso che questo sia simile a quello che molte università dovranno affrontare. Penso che gli studenti più giovani che cercano un’esperienza residenziale saranno più propensi a frequentare il campus almeno per alcuni semestri, ma potrebbero poi voler fare un programma di studio all’estero o svolgere parte dei loro studi in remoto. E penso che molte università scopriranno che per servire davvero gli adulti che lavorano che non possono lasciare il lavoro o trasferire le loro famiglie vicino all’università, e per estendere la portata dei loro programmi, offrire più lauree online crea valore. Poi vediamo molte università che utilizzano corsi online di Coursera per insegnare agli studenti nel campus in particolare le tecnologie emergenti come il marketing digitale, data science, l’intelligenza artificiale e il cloud computing, argomenti in cui forse la faculty potrebbe non avere molta esperienza. E vediamo anche università che utilizzano Coursera per gli studenti che non sono on campus. Crediamo che il blended si potrà progressivamente imporre sull’intera gamma di combinazioni».

Quindi un futuro sempre più portato all’innovazione, che unisce analogico, in presenza, al digitale, ma un digitale non necessariamente elaborato internamente, ma frutto della collaborazione con partner tecnologici. In effetti le imprese che pongono al centro l’innovazione e le tecnologie sono destinate e un futuro sempre più promettente. Coursera, per esempio, proprio la scorsa primavera ha lanciato un’IPO, una delle prime nell’area dell’EdTech. Che cosa dobbiamo aspettarci dal futuro in termini di innovazione visto il consolidamento finanziario dell’azienda? «In quattro anni a Coursera, compresa l’IPO da 500milioni di dollari, abbiamo raccolto quasi un miliardo di dollari. La cosa più rilevante è che questo equivale a un riconoscimento da parte degli investitori di quanto grande sarà la necessità negli anni e decenni a venire di integrare la tecnologia per rendere disponibile a tutti nel mondo un’istruzione di alta qualità. Penso che tutto parta davvero dal fatto che il mondo sta cambiando sempre più velocemente e per affrontare le nostre vite professionali, studiare per soli quattro anni non soddisfa più i bisogni di ciò che dobbiamo imparare, dobbiamo studiare per tutta la vita. Gli investitori sono sempre alla ricerca di opportunità, investono capitale in cose che pensano abbiano la possibilità di crescere e diventare grandi aziende. E nel nostro caso stiamo vedendo molte opportunità in questa direzione e ora abbiamo le risorse per crescere, quindi vedrete sicuramente più innovazione e più crescita e ci aspettiamo di vedere più concorrenza, perché la quantità di denaro che viene investita nell’EdTech sta creando aziende sempre più innovative dal punto di vista tecnologico. Tutto ciò avrà l’effetto di accelerare la trasformazione digitale dell’istruzione terziaria. Il mercato dell’istruzione è un mercato da 2 trilioni di dollari che finora non ha visto molta innovazione tecnologica e penso tutto questa cambierà rapidamente nei prossimi anni». In definitiva grande potenziale per il paradigma del long life learning, che sta sempre più attecchendo nei paesi economicamente più sviluppati. E mi viene da aggiungere che, grazie all’istruzione digitale che garantisce accesso potenzialmente ovunque e a costi limitati, non ci saranno più scuse di tenere indietro gran parte dei paesi del mondo nella formazione del capitale umano e quindi nella crescita. (*Rettore dell’Università Bocconi di Milano)

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