Se fosse esteso a tutte le imprese del settore privato il valore del welfare aziendale potrebbe arrivare a 53 miliardi di euro. Il beneficio per le aziende sarebbe pari a 34 miliardi, tra vantaggi fiscali e possibili incrementi di produttività. Per il singolo lavoratore il beneficio sarebbe pari a quasi una mensilità in più all’anno, per un totale di 19 miliardi. È quanto mette in evidenza il quarto Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, presentato oggi, 24 marzo.

Per l’87,2% delle aziende il welfare aziendale sarà sempre più importante in futuro: per il 52% perché migliorerà la coesione interna di organici sempre più diversificati nelle modalità di lavoro, per il 35,2% perché renderà disponibili servizi di welfare utili e strumenti di formazione per trasferire nuove competenze ai lavoratori. Più welfare aziendale, dicono le imprese. Più welfare aziendale, dicono i lavoratori. Il 77,4% di loro vuole che nella propria azienda venga potenziato, laddove esiste già, o introdotto, se ancora non è stato attivato (il dato sale all’83,1% tra i dirigenti, all’82,1% tra gli impiegati e scende al 61% tra gli operai).

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9,4 milioni di italiani hanno paura di perdere il posto e di rimetterci il reddito

Più in generale, il report affronta anche il tema delle ripercussioni che l’emergenza coronavirus ha e avrà dal punto di vista economico. Sono 9,4 milioni i lavoratori del settore privato preoccupati sul futuro della propria occupazione. In particolare, 4,6 milioni temono di andare incontro a una riduzione del reddito, 4,5 milioni prevedono di dover lavorare più di prima, 4,4 milioni hanno paura di perdere il posto e di ritrovarsi disoccupati, 3,6 milioni di essere costretti a cambiare lavoro. Gli operai spaventati sono 3 su 4. Nonostante il blocco dei licenziamenti stabilito per decreto, rileva l’indagine, nel 2020 non sono stati rinnovati 393.000 contratti a termine.

4,4 milioni di lavoratori nel privato hanno paura di perdere il posto e di ritrovarsi disoccupati, 3,6 milioni di essere costretti a cambiare lavoro

Otto aziende su dieci ottimiste sulla ripresa dopo l’emergenza

Se i lavoratori temono per quello che accadrà nei prossimi mesi, la percezione delle aziende è sostanzialmente opposta. L’87% guarda con ottimismo la ripresa dopo l’emergenza. Voglia di fare (62,2%), speranza (33,7%) e coesione interna (30,1%) sono gli stati d’animo prevalenti tra i responsabili aziendali intervistati dal Censis. Il dopo sarà caratterizzato dalla corsa al recupero di fatturato e quote di mercato (76%) e dalla sfida della transizione digitale (36,2%). L’ottimismo delle aziende colpisce, visto che ben il 68,7% di esse ha registrato perdite di fatturato dopo il lockdown della scorsa primavera. Nonostante le straordinarie difficoltà, per il 62,2% dei responsabili aziendali le proprie imprese se la stanno cavando bene. La prospettiva delle aziende è in linea con lo scenario delineato dal ministro dell’Economia Daniele Franco. «Dopo il calo del Pil nel primo trimestre, ci aspettiamo una ripresa nel secondo trimestre e un’accelerazione nel terzo e nel quarto», ha sottolineato, intervenendo insieme al Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak a un evento organizzato dalla Bloomberg.

Lavoro da casa: apprezzato da chi lo pratica, temuto da chi non può permetterselo

L’indagine si sofferma anche sullo smart working. Il 31,6% dei lavoratori ha sperimentato il lavoro da remoto: il 51,5% dei dirigenti, il 34,3% degli impiegati e il 12,3% degli operai. Sul lavoro a distanza vengono espressi giudizi contrastanti. Il 52,4% degli smartworker lo apprezza e vorrebbe che restasse anche in futuro, invece il 64,4% di chi lavora in presenza lo teme. Per il 37% degli smartworker il proprio lavoro è rimasto lo stesso di prima, per il 35,5% è peggiorato, per il 27,5% è migliorato. Ma per 4 lavoratori su 10 il lavoro da casa genera nuove disuguaglianze e divisioni in azienda.

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