L’effetto boomerang non si è fatto attendere e c’era da aspettarselo. La stretta della Svezia nei confronti dei cinesi di Huawei nella realizzazione delle reti 5G si  è abbattuta su Ericsson, il “gioiello” svedese che in Cina sta progressivamente registrando contraccolpi in termini di contratti e attività a favore di altre compagnie, Nokia in pole position.

Stando a quanto riferisce il South China Morning Post Ericsson si prepara ad abbassare le serrande del centro di ricerca e sviluppo di Nanchino, uno dei cinque centri di ricerca in Cina, e a trasferire i 630 dipendenti al fornitore di software finlandese TietoEvry, che avrebbe accettato di assumere il personale.

Gli attriti fra Cina e Svezia si sono ripercossi anche sui contratti: dal 10% di nell’ambito del progetto congiunto China Unicom-China Telecom Ran per lo sviluppo della rete 5G, la quota in capo all’operatore svedese è scesa al 3%. E nel secondo trimestre dell’anno, come emerge dai conti, la svedese ha registrato un calo delle entrate dalle attività in Cina.

Il ceo Borje Ekholm in occasione della presentazione dei conti ha ritenuto. “prudente prevedere una quota di mercato sostanzialmente inferiore nella Cina continentale per le reti e i servizi digitali poiché la precedente decisione di escludere i fornitori cinesi dalle reti 5G svedesi potrebbe influenzare l’assegnazione delle quote di mercato”.

In una nota però l’azienda chiarisce i termini della chiusura del centro di Nanchino: “Stiamo ridefinendo le priorità del business globale con focus su 5G e cloud Ran. La cessione non è correlata alla nostra recente perdita di quote di mercato nella Cina continentale che rimane un mercato molto importante per noi”.

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