Convince l’ipotesi di creare un euro digitale. I ministri delle Finanze dell’area euro guardano con interesse all’aventuale progetto mentre la Commissione europea si spinge anche oltre appoggiando i lavori preparatori condotti dalla Banca centrale europea, ai quali intende cooperare. Lo scenario emerge dalle dichiarazioni emerse in occasione dell’Eurogruppo.

“La Commissione sostiene l’esplorazione di un progetto dell’euro digitale, come elemento potenzialmente importante di un settore della finanza digitale forte e innovativo e di sistemi di pagamento più efficienti e resilienti – ha detto il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni – Un euro digitale potrebbe anche sostenere obiettivi politici più ampi: la digitalizzazione della nostra economia; aperta autonomia strategica; e rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. Potrebbe integrare il contante e la già ricca offerta di soluzioni di pagamento al dettaglio private esistenti”.

“La consultazione della Bce su questo argomento – ha proseguito – ha contribuito a chiarire ciò che conta per i cittadini e le imprese, a cominciare dalla privacy e dalla sicurezza. Ha dimostrato che un euro digitale implica sia opportunità che rischi, che devono essere attentamente presi in considerazione mentre andiamo avanti. Ecco perché la Commissione è impegnata in una cooperazione molto stretta con la Bce a livello tecnico su questo progetto Dobbiamo presentare all’Eurosummit una road Map. Il Consiglio della Bce non ha ancora formalmente deciso di portare avanti il progetto”, “ma sappiamo ci sono tante questioni giuridiche soprattutto sul quadro europeo delle responsabilità e su questo versante ci sarà un collaborazione tecnica fra la commissione e la Bce”.

“Dobbiamo capire meglio alcuni aspetti – ha però evidenziato – solo per citare alcuni esempi: – come l’euro digitale potrebbe indurre ulteriori guadagni in termini di efficienza dei pagamenti e innovazioni nell’Ue e come influenzerebbe il nostro sistema di pagamento; – come potrebbe migliorare l’inclusione finanziaria; – come dovrebbe essere distribuito l’euro digitale; – come potrebbe sostenere la digitalizzazione dell’economia in modo più ampio e la costruzione di un mercato unico digitale; 5- e come garantire il rispetto dei più elevati standard di protezione dei dati e antiriciclaggio”.

La posizione dell’Eurogruppo

I ministri delle Finanze dell’area euro “guardano con interesse” all’ipotesi di creare un euro digitale, mentre la Commissione europea si spinge anche oltre “appoggiando” i lavori preparatori condotti dalla Banca centrale europea, ai quali intende “cooperare”. Questo progetto “ha il potenziale per condizionare il nostro modo di vivere negli anni a venire”, ha rilevato il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, nella conferenza stampa al termine del vertice informale, che causa Covid si è nuovamente svolto in modalità virtuali. Sull’euro digitale i ministri hanno avuto “discussioni positive” e si sono visti presentare dalla Bce i risultati della consultazione pubblica condotta nei mesi passati, dalla commissione un aggiornamento dei propri lavori preparatori. Molto “dipenderà da come si procederà – ha detto ancora Donohoe – La consultazione ha evidenziato che in cima alle priorità dei nostri cittadini ci sono privacy e sicurezza”. A di là degli aspetti tecnici, questo è un progetto che ha anche “rilevanza politica” e su questo “mi attendo che i ministri abbiano un ruolo importante”, ha rivendicato.

Il sondaggio sull’euro digitale

La Bce sta valutando la creazione di una forma elettronica di denaro per integrare banconote e monete nel tentativo di arginare la concorrenza delle criptovalute, a partire da Bitcoin, Ether e Diem, il progetto avviato da Facebook precedentemente noto come Libra. Stando a quanto detto più volte sia dalla presidente Christine Lagarde e da Fabio Panetta, componente del borad, l’euro digitale potrebbe vedere luce entro  anni. In vista della messa in cantiere del progetto la Bce ha sondato l’interesse dei cittadini europei: secondo quanto emerso ci si aspetta che la valuta digitale proposta dalla Banca centrale europea sia privata, sicura ed economica.

Con una percentuale del 47% delle risposte dalla Germania (47%) i tedeschi si sono rivelati di gran lunga i più interessati al sondaggio online sull’Euro digitale: alle loro spalle l’Italia (15% delle risposte) e la Francia (11%). I risultati della consultazione pubblica – spiegano a Francoforte – hanno confermato, in generale, le indicazioni iniziali: “Ciò che il pubblico e i professionisti vogliono di più da una valuta digitale è la privacy (43%), seguita dalla sicurezza (18%), la capacità di effettuare pagamenti in tutta l’area dell’Euro (11 %), nessun costo aggiuntivo (9%) e la possibilità di un utilizzo offline (8%)”.

La grande maggioranza degli intervistati era costituita da privati cittadini (94%). I restanti partecipanti erano professionisti, banche, fornitori di servizi di pagamento, commercianti e società tecnologiche.

La privacy è la caratteristica più importante di un Euro digitale sia per i privati che per i professionisti, in particolare i commercianti e altre società, va sottolineato che meno di un decimo sostiene la necessità del completo anonimato. Forte la richiesta di servizi aggiuntivi oltre ai pagamenti digitali di base, mentre circa un quarto degli intervistati ritiene che una simile soluzione dovrebbe rendere i pagamenti transfrontalieri più rapidi ed economici, e non sono mancati i partecipanti che hanno espresso la richiesta di un utilizzo al di fuori dell’Eurozona, pur con precisi limiti.

I risultati della consultazione della Bce hanno mostrato inoltre che metà degli intervistati è favorevole all’introduzione di un limite al numero di euro digitali che ogni cittadino può possedere, o di una retribuzione graduale in cui i saldi al di sopra di una certa soglia sono penalizzati. Due terzi degli intervistati hanno affermato che il contante elettronico dovrebbe essere offerto da intermediari del settore privato e integrato nel sistema di pagamento esistente, mentre un quarto ha anche suggerito che dovrebbe essere offerto come “smart card” o mobile app, in modo da poterlo utilizzare negli acquisti offline.

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