La pandemia ha ribaltato il paradigma su cui si è basato per decenni l’assetto delle democrazie più avanzate, che sull’onda della dominante spinta neo-liberista ha visto un sostanziale arretramento dell’intervento pubblico a beneficio della libera iniziativa del mercato. Un assetto già posto in discussione per effetto delle distorsioni e delle disuguaglianze indotte da una globalizzazione mal governata, e che ora apre lo spazio a nuovi scenari in cui andrà ridisegnato il confine tra pubblico e privato.

Più Stato certamente, come mostra con plateale evidenza l’assoluta priorità assunta in Italia e in Europa dal servizio sanitario pubblico, ma “quale Stato”? Non vi è il rischio di tornare a modelli di eccessiva e ingombrante presenza dell’intervento pubblico nell’economia?

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Dal 3 al 6 giugno la sedicesima edizione del Festival dell’Economia di Trento

A questi interrogativi, di enorme portata e di strettissima attualità, intende offrire risposte, chiavi di lettura e di interpretazione la nuova edizione (la sedicesima) del Festival dell’Economia di Trento, in programma dal 3 al 6 giugno. In linea con le precedenti edizioni del Festival, non si partirà da alcuna posizione precostituita. Si affiderà piuttosto a un nutrito e qualificato parterre di studiosi, esperti, commentatori il compito di analizzare la questione da diversi angoli visuali.

Focus sul ritorno dello Stato

Il tema portante del Festival è “Il ritorno dello Stato. Imprese, comunità, istituzioni”, e stando a quanto ha anticipato nella conferenza stampa di presentazione il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, se l’andamento dei contagi lo consentirà si potrà nuovamente ospitare del pubblico in presenza, se pur nei limiti consentiti dalle attuali misure anti-Covid.

Il direttore scientifico Boeri: dopo il Covid rischio di Stato ipertrofico

La pandemia – ha osservato il direttore scientifico del Festival, Tito Boeri – «ha spinto il settore pubblico a entrare in modo ancora più invasivo nelle nostre vite. Lo ha fatto spesso, ma non sempre, per buone ragioni e altri paesi, che hanno avuto uno Stato meno invadente, se ne sono pentiti amaramente. Fatto sta che anche quando finalmente usciremo dall’emergenza ci ritroveremo con uno Stato ipertrofico che ha invaso campi in passato riservati esclusivamente all’iniziativa privata». Ecco allora che nello scenario che va definendosi nel dopo pandemia occorrerà cogliere l’occasione per ridisegnare i confini dello Stato, «rafforzare la sua presenza dove ce n’è maggiore necessità progettandone la ritirata altrove».

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