Sei ragazzi uniti da un sogno: diventare scienziati. In realtà l’anima e la natura di ricercatori l’hanno già rivelata vincendo la selezione nazionale per partecipare al concorso europeo «I giovani e le scienze – Eucys 2021» che li vedrà confrontarsi con i loro coetanei degli altri Paesi dell’Unione a Salamanca, in Spagna, il prossimo settembre. Decine di ragazze e ragazzi dell’ultimo anno della scuola superiore di numerose regioni italiane, superando le difficoltà poste dalla pandemia, hanno inviato dimostrazioni ed esperimenti sostenuti da un’idea innovativa, un’intuizione teorica o tecnologica capace di offrire interessanti applicazioni. Una commissione di esperti della Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche (Fast) incaricata dalla Direzione ricerca della Commissione Europea ha vagliato i loro lavori.

I futuri cervelli

Lo scopo del più prestigioso appuntamento rivolto ai giovani varato dal Parlamento di Strasburgo è far emergere i futuri «cervelli» che cambieranno in meglio con la loro creatività la nostra vita, oppure apriranno nuove frontiere della conoscenza. Nello stesso tempo vuol essere uno stimolo per ragazze e ragazzi verso il mondo delle Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) considerandolo un’opportunità per il loro futuro.

Ad Asiago, magari influenzato dall’osservatorio astronomico che sorge sull’altopiano, Giovanni Benetti ha guardato al cielo, ad una stella della nebulosa di Orione avvolta da una bolla con un arco gassoso sprigionato dall’astro.

L’architettura celeste

«Ho studiato i vari modelli teorici proposti dagli astrofisici per decifrare il fenomeno – racconta – ma alcuni erano troppo complessi, altri troppo semplici e tutti con delle imprecisioni. E non mi convincevano. Così ho studiato un nuovo metodo fisico-matematico per la bolla interstellare scrivendo un algoritmo che delinea il profilo della celeste architettura. La sua conoscenza è importante perché si tratta di una manifestazione caratteristica di ogni stella e comprenderla aiuta a scoprirne l’evoluzione. Compiute le verifiche, il mio modello si è dimostrato in buonissimo accordo con le osservazioni». Infatti la profondità della sua analisi e la soluzione teorica ideata sono state giudicate di altissimo livello. «Inizialmente – ricorda – non mi piaceva la matematica, oggi invece mi attrae in modo eccezionale e l’anno prossimo studierò fisica all’università di Padova per diventare ricercatore come immaginavo sin da bambino. Ho sempre pensato che la scienza facesse dell’uomo qualcosa di più».

Intanto Giovanni coltivava altre passioni: dall’informatica al cinema realizzando cortometraggi. Ma soprattutto c’era la musica e diventava un abile violista al conservatorio Pedrollo di Vicenza. «La musica non l’abbandonerò mai – dice sorridendo – perché permette di comunicare in un modo diverso e profondo ed è la più scientifica delle arti racchiudendo molta matematica».

Proteggere la salute

Sara Peverali e Andrea Letizia guardando invece alla Terra dove vivono cercavano di trovare risposta per proteggere il riso e la nostra salute. «Vivo a Cerano, in provincia di Novara. Intorno – racconta Sara – le risaie sono uno straordinario panorama. Sappiamo che all’estero per conservare il riso si fa ricorso ad un fumigante che in Italia non si impiega ma quando arriva da altri Paesi potrebbe presentare un rischio. Noi siamo interessati a trovare materiali alternativi per affrontare la piaga dell’inquinamento. Quindi proprio per dare la caccia a residui chimici tossici per l’ambiente e l’uomo abbiamo costruito un kit di analisi con sensori che utilizzando delle nano-particelle d’oro ci ha dato permesso di scoprire tra i chicchi le molecole del fumigante».

Ora il futuro di Sara è nella ricerca nella chimica verde, «la mia ambizione sempre inseguita». Vivere in piccolo paese non la scoraggia: «Mi piace la campagna, camminare col cane. C’è qualche limite perché manca il supermercato e per incontrare il mio compagno devono andare in altro paese. Però riesco a coltivare i miei interessi e oltre la scuola dove è bello lavorare in gruppo, mi piace la ginnastica artistica, un modo delicato di esprimersi col corpo. Ma sogno il mio mito, Marie-Curie, perché donna e scienziata, e la sfida a Salamanca non mi fa paura».

C’è infine un terzetto entusiasta e agguerrito dell’Istituto d’istruzione superiore «Galilei» di Jesi, in provincia di Ancona. Tutti e tre (Linda Paolinelli, Leonardo Cerioni e Matteo Santoni) considerando l’acqua come una risorsa da non sprecare, hanno ideato un sistema per utilizzare le acque reflue civili in entrata ed uscita dai depuratori producendo energia elettrica. Sfruttando le caratteristiche chimico-fisiche del liquido hanno dimostrato che non sono un problema ma una possibilità da cui ricavare un utile. «Adoro l’ingegneria chimica che studierò al Politecnico di Milano» dice orgoglioso Leonardo. Ma non è l’unico interesse. Per cercare la strada giusta ha seguito corsi alla Normale di Pisa e persino uno in diplomazia alle Nazioni Unite di New York. «Leggo un libro al mese – continua -, e il preferito resta “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen. Andare in Europa è bella sfida, mi intriga molto. Per chi vive in una cittadina è una magnifica occasione per ampliare gli orizzonti dimostrando pure che la nostra scuola talvolta giudicata di serie B è invece eccellente».

La determinazione

«Abito ad Ostra, vicino ad Ancona – precisa Linda – e farò di tutto per diventare una ricercatrice studiando a Padova chimica e tecnologie farmaceutiche: la scienza è un’opportunità per capire il mondo e migliorare la nostra esistenza. Mi piace mettermi alla prova, come a Salamanca. Abitare lontano dalle grandi città ti costringe ad affrontare qualche disagio ma rafforza la determinazione. Nella ricerca, con i compagni ci siamo divertiti imparando. So che essere donna è più difficile ma penso a scienziate come Rita Levi Montalcini e sono rincuorata». Linda ama leggere («Il pendolo di Focault di Umberto Eco è straordinario»), ma non solo. Da otto anni studia musica al conservatorio di Senigallia. «Guardando da bambina gli Aristogatti di Disney sono stata folgorata dall’arpa e da allora è sempre stato lo strumento prediletto. I suoni che regala accendono l’animo e la fantasia».

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