Le aziende italiane sono ancora troppo timide quando si tratta di investire sul digitale. E’ quanto emerge da un recente sondaggio condotto dall’Osservatorio Digital B2B della School of Management del Politecnico di Milano per conto di Sap Concur e Altea People, “La Digitalizzazione in ambito B2B: leve, barriere e priorità future”, che è stato presentato durante il webinar “Leve e barriere alla digitalizzazione nel B2B”.

Secondo i dati illustrati da Paola Olivares, direttore dell’Osservatorio Digital B2B, e Camillo Loro, ricercatore senior, il 78% delle aziende rispondenti investe meno del 5% del proprio fatturato in progetti di digitalizzazione. I fattori che ostacolano l’implementazione di questi progetti sono diversi, e tra questi emergono l’assenza di una chiara visione sul digitale (per il 35% del campione), le resistenze al cambiamento da parte del personale interno (35%) e costi di attivazione troppo elevati (35%).

“Come Sap Concur siamo specializzati nei processi di gestione della spesa e in molte aziende notiamo la mancanza di pianificazione digitale e una forte resistenza alla trasformazione digitale – afferma Gabriele Indrieri, country manager per l’Italia, Malta e Grecia di Sap Concur – tuttavia le normative stanno sempre di più portando l’attenzione alla rivalutazione della gestione della spesa attenta ai costi e alla sostenibilità, cosa non spesso semplice. Il nostro obiettivo è quello di portare la tecnologia nelle case e negli uffici dei nostri clienti per permettere loro di godere dei benefici della digitalizzazione come maggiore efficienza, sicurezza e produttività, controllo e integrazione dei sistemi”.

Ma nonostante questa timidezza iniziale la digitalizzazione è stata indicata dal 44% delle aziende come una delle priorità di investimento delle aziende nei prossimi 2 anni, preceduta solo dall’esigenza di sviluppare nuovi prodotti e servizi (per il 54% del campione) e seguita dallo sviluppo di nuovi mercati (26%), dal rafforzamento della forza vendita (20%), dall’internazionalizzazione dell’azienda (17%) e dalla sostituzione di macchinari obsoleti per rendere più efficiente il processo produttivo (13%).

Le priorità delle aziende nel campo della digitalizzazione per il 50% degli intervistati la trasformazione dei processi interni, di vendita (45%), di collaborazione (43%), di acquisto (nel 32% dei casi) e nella gestione delle transazioni (30%).

Per il 39% del campione inoltre l’implementazione di progetti di digitalizzazione è motivata dalla volontà di risolvere un problema fortemente percepito e per il 37% dal desiderio di mantenere la propria competitività sul mercato.

Un impatto importante sulla percezione delle imprese è stata senza dubbio l’emergenza Covid-19, con il bisogno per i dipendenti di dotarsi di strumenti efficaci ed efficienti per il lavoro da remoto, mentre la diffusione dell’e-commerce è un’evidente dimostrazione della volontà delle aziende di continuare ad offrire i loro prodotti e di evitare di essere tagliati fuori dal mercato.

“È chiaro che la digitalizzazione abbia rappresentato una risposta alla pandemia – sottolinea Andrea Ruscica, presidente e strategy lead di Altea Federation – e abbiamo dovuto agire in velocità per predisporre al meglio le nostre organizzazioni, ma oggi dobbiamo sviluppare una cultura basata sulla digitalizzazione intesa come processo proattivo e non solo reattivo ad una situazione di incertezza, come la crisi sanitaria. Per farlo è importante avvalersi di partner che mettono a disposizione un’ampia offerta tecnologica, per anticipare i tempi e le richieste degli utenti”.

Una terza leva per la trasformazione tecnologica è poi la spinta normativa, che è stata citata dal 36% del campione, mentre  nella maggior parte delle aziende italiane la spinta alla digitalizzazione deriva dall’iniziativa da figure Top Management (per il 37% delle imprese), come Presidenti o Ceo, che detengono il potere decisionale, e solo per il 16% deriva da responsabili di digitalizzazione all’interno dell’azienda. Nelle aziende più grandi, questa responsabilità è distribuita tra i vari C-level (per il 22% delle imprese) e nel 19% dei casi questo incarico è svolto dal Cio.

Interessante infine notare come il 42% delle imprese non sappia indicare il numero di note spese annuali e relative spese sostenute dai dipendenti, mentre oltre 6 intervistati su 10 (63%) non conoscono il costo medio della gestione dei viaggi d’affari della propria azienda. Per oltre il 50% delle imprese, inoltre, la gestione del processo di inserimento delle note spese non è totalmente digitale, ma più della metà delle realtà intervistate (56%) con ancora un processo analogico vuole digitalizzarlo entro i due anni (il 29% delle imprese) e nel medio periodo (il 27%). Il 40% dei rispondenti, però, non ha ancora colto i vantaggi della digitalizzazione delle note spese per la propria azienda: produttività, maggior efficienza, controllo delle spese e tracciabilità, maggior sicurezza e integrazione con altri strumenti.

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