di Elena Comelli

Edilizia, agricoltura e ovviamente energia: un’assunzione su tre, già oggi, è nel campo sostenibilità. I dati Symbola-Unioncamere sulle nuove professioni. Realacci: designer, ingegneri, informatici ambientali

Un’assunzione su tre, ormai, è nella green economy. E la carica dei green jobs continua a crescere, anche quando il mercato del lavoro è più debole, come durante la pandemia. Dal biomuratore all’ecodesigner, dal bioagricoltore al riciclatore, con 3,1 milioni di occupati nel 2020 l’Italia si è dimostrata ancora una volta in prima fila nella transizione ecologica, un’opportunità preziosa per mettere in campo talenti vecchi e nuovi, senza lasciare indietro nessuno. Perché «le imprese green affrontano meglio la crisi», come rileva Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, commentando il rapporto GreenItaly, elaborato in collaborazione con Unioncamere.

«Stiamo assistendo a uno spostamento molto forte del mercato del lavoro verso nuovi mestieri, ma anche a una rivisitazione di settori tradizionali alla luce di spinte legate al contrasto alla crisi climatica», spiega Realacci. Le nuove figure professionali, così, si affiancano a nuove competenze nei lavori tradizionali. Un esempio classico è l’edilizia, uno dei settori che ha pagato di più nella crisi del 2008, da cui non si è mai ripreso del tutto. «Proprio in questo settore i green jobs sono aumentati in poco tempo di 130mila unità e si prevede che se ne aggiungeranno altri 200mila, ma si tratta di persone che fanno un mestiere diverso, usano nuovi materiali e costruiscono case che tagliano le bollette quanto e più dei costi aggiuntivi dell’Imu», fa notare Realacci.

Obiettivi ambiziosi

La nuova edilizia è concentrata sulla riqualificazione, sul risparmio energetico, sul recupero di aree urbane abbandonate e sulla messa in sicurezza antisismica: tutti lavori che diventeranno sempre più centrali man mano che l’Europa si porrà obiettivi sempre più ambiziosi nel taglio delle emissioni. E un ragionamento analogo si può fare sull’agricoltura. «Siamo primi in Europa per il numero d’imprese agricole giovani e femminili», prosegue infatti il presidente di Symbola.

Sono imprese che fanno un’agricoltura diversa, molto più concentrata sui prodotti di qualità, legati alle specificità italiane, piuttosto che sulle commodities come grano o soia. «Le due cose sono collegate, perché produrre alimenti di qualità non genera solo reddito, ma anche senso: chi si occupa di una produzione sofisticata non si vergogna più di fare il contadino come una volta», ragiona Realacci. E questo nuovo modo di fare agricoltura attira una fascia di lavoratori più dinamici e creativi, come i giovani e le donne.

Ruoli

Se questi mestieri sono una versione riadattata di competenze preesistenti, altre professioni emergono con l’avanzare dell’economia verde. È il caso dell’ecodesigner che «progetta prodotti e servizi che siano sostenibili e innovativi, avendo come obiettivo finale la riduzione dell’impatto ambientale, sia per quanto riguarda la produzione, sia per l’utilizzo e lo smaltimento finale o, meglio ancora, il riciclo/riuso». Sempre più prezioso è sulla stessa scia l’ingegnere energetico, che idea e «gestisce impianti in modo tale da ridurre i consumi di materie prime e di energia» in tutti i comparti: industriale, civile, agricolo e trasporti.

E l’attenzione a uno sviluppo sostenibile ha favorito anche la nascita di un nuovo ruolo, quello dell’informatico ambientale, che lavora allo «sviluppo di software e applicazioni dedicate all’ambiente: un campo che richiede professionalità specifiche le quali, oltre alle tradizionali competenze di settore, devono sviluppare una conoscenza specializzata dei nuovi ambiti, come per esempio il green building».

Il settore principe dei green jobs, naturalmente, resta quello delle fonti rinnovabili, che ha coinvolto in prima linea giganti dell’energia come Enel, leader mondiale nella generazione di elettricità verde. «Abbiamo vissuto un decennio che può essere definito il decennio delle rinnovabili – fa notare Francesco Starace, numero uno di Enel – che sono diventate l’asse portante del paradigma energetico del futuro». La sfida della transizione energetica ha imposto a Enel una focalizzazione sulla ricerca di profili nell’ambito di tre direttrici: rinnovabili, elettrificazione dei consumi, digitalizzazione delle reti.

Figure tecniche

In quest’ottica il piano di assunzioni di Enel a livello globale (oltre tremila) e in particolare in Italia (più di mille) negli ultimi anni si è concentrato per oltre due terzi su quattro profili principali: «renewables energy experts», cioè figure tecniche in grado di sviluppare e garantire la messa in esercizio di nuovi impianti su tutte le fonti rinnovabili; «business enablers», con competenze nel campo dello storage e della manutenzione predittiva, ma anche dell’economia circolare e del marketing per valorizzare un nuovo modo di fare business; «new business solution experts» in grado d’interpretare i dati della generazione distribuita garantendo una rete sempre più innovativa e digitale, compresi gli esperti in domotica, illuminazione smart e mobilità elettrica; e infine gli specialisti digitali, abilitatori di questa transizione con lo sviluppo di un modello basato su piattaforme digitali, sia per la gestione delle infrastrutture sia per le vendite.

Formazione

A questo proposito, però, Starace segnala un problema di non poco conto: «Il Pnrr e la transizione, se continuano a questa velocità, richiedono solo per il nostro settore circa 15mila addetti addizionali, che oggi non ci sono. Quindicimila persone sono tante. Abbiamo fatto partire dei centri, li stiamo formando, per avere un bacino a cui attingere quando arriverà il flusso degli investimenti».

Un altro settore in grande crescita è quello della chimica verde, come testimonia il lancio di Nextchem da parte del gruppo Maire Tecnimont, che si occupa fra l’altro di riciclo della plastica post-consumo con una tecnologia capace di restituire alla plastica recuperata le caratteristiche originali di un materiale vergine. «Maire Tecnimont è impegnata complessivamente nel processo di transizione energetica in corso a livello mondiale»: a spiegarlo è Franco Ghiringhelli, vicepresidente e responsabile delle risorse umane di Maire Tecnimont, che conta nell’ambito dei green jobs oltre centocinquanta persone dedicate a tempo pieno e duecento a tempo parziale, con la prospettiva di un raddoppio entro il 2025.

I profili, precisa Ghiringhelli, sono «di due tipologie: una nel campo organizzativo-gestionale e l’altra in quello tecnico e di ingegneria di processo. Tra queste sono incluse risorse direttamente dedicate alle attività di riciclo dei rifiuti plastici, nell’impianto di Upcycling di Brescia».La transizione ecologica, quindi, non deve fare paura: non è fatta di rinunce e sacrifici, ma di posti di lavoro per tutti.

9 novembre 2021 (modifica il 10 novembre 2021 | 06:40)

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