di Francesco De Augustinis

L’investigazione di Animal Equality nel secondo produttore mondiale di pesce allevato: l’Italia importa in maniera massiccia anche da questo Paese. Ecco perché

Gabbie di pesci sovraffollate, condizioni igieniche inadeguate, nessuna tutela per il benessere animale nelle fasi della raccolta e della macellazione. Investigatori dell’associazione animalista Animal Equality hanno pubblicato giovedì una serie di video realizzati sotto copertura negli ultimi due anni, denunciando condizioni di produzione degli allevamenti ittici in India, il secondo principale produttore al mondo di pesce d’allevamento, che ogni anno esporta anche in Italia migliaia di tonnellate di prodotti ittici.

La sofferenza dei pesci

«Le immagini raccolte rivelano l’estrema sofferenza dei pesci, uccisi senza stordimento e sottoposti a numerose violenze, terribili condizioni igienico-sanitarie e un grave impatto ambientale e sui minori da parte degli allevamenti indiani», scrive l’associazione a commento delle immagini. «L’obiettivo di questa indagine è cercare di indurre il governo indiano a garantire un minimo di tutela del benessere anche per le specie acquatiche – aggiungono gli animalisti – come l’utilizzo di spazi adeguati, l’obbligo di un monitoraggio veterinario, lo stordimento dei pesci prima della macellazione, e il divieto di trasporto e vendita dei pesci ancora vivi».

L’indagine sotto copertura

Gli investigatori del gruppo animalista hanno lavorato sotto copertura per diversi mesi tra il 2019 e il 2020, in allevamenti situati nel Bengala occidentale, in Andhra Pradesh, Tamil Nadu e Telangana, aree dove si concentra gran parte della produzione ittica del Paese asiatico.

Le immagini mostrano una serie di violazioni delle tutele del benessere animale e delle condizioni igienico sanitarie degli allevamenti, con i pesci costretti in gabbie sovraffollate e metodi di lavorazione lontani dagli standard di riferimento dell’industria alimentare occidentale. Alcune immagini raccolte dagli attivisti mostrano dei bambini impegnati nel processo di uccisione di alcuni esemplari.

India secondo produttore al mondo

Secondo i dati FAO, l’india dopo la Cina è il secondo produttore al mondo di pesce allevato (6,2 milioni di tonnellate nel 2017), per la stragrande maggioranza carpe, crostacei e molluschi allevati in acqua dolce. Il governo indiano negli ultimi anni ha puntato molto sullo sviluppo dell’industria della pesca e dell’acquacoltura, mettendo in campo una serie di sussidi con l’obiettivo di raggiungere una produzione complessiva di 20 milioni di tonnellate entro il 2023, dagli 11,6 milioni di tonnellate del 2017.

Le importazioni di pesce dell’Italia

Nel 2020 l’Italia ha importato dall’India 22mila tonnellate di prodotti ittici (dati Eurostat), per un valore complessivo di 98,3 milioni di euro. In particolare il nostro Paese ha importato dal gigante asiatico 1000 tonnellate di pesce congelato (soprattutto carpe), 6,2mila tonnellate di scampi, gamberi, gamberetti e altri crostacei, 14,7mila tonnellate di molluschi. Secondo i dati della Commissione Europea, l’Italia è tra i Paesi che consumano più prodotti ittici in Europa (31 kg pro capite l’anno, contro una media Europea di 24 kg), ma circa l’80 per cento dei prodotti consumati sono di importazione, sia UE (Spagna, Svezia, Grecia, Olanda, Danimarca), che Extra Ue (Marocco, Argentina, Ecuador, Turchia, India).

«Purtroppo, nonostante il nostro impegno, ci fermiamo solo al 20 per cento del totale della richiesta di mercato», afferma Pier Antonio Salvador, presidente dell’Associazione Piscicoltori Italiani (Api).

L’associazione sottolinea come la forte dipendenza dall’estero esponga i consumatori anche a standard di produzione meno controllati: «Occorre fare attenzione all’etichetta: informazioni chiare e complete devono essere garantite per un più sicuro e sereno approccio del consumatore ai prodotti dell’acquacoltura, sui banchi delle pescherie, dei supermercati, ma anche al ristorante, in mensa e nella ristorazione collettiva in genere», ha detto Andrea Fabris, direttore di Api.

Migliorare il benessere animale

Anche in Europa nell’ultimo anno si è sviluppato il dibattito tra associazioni ambientaliste, produttori e istituzioni, per migliorare i riferimenti normativi per tutelare il benessere dei pesci negli allevamenti ittici. «Con il rilascio di queste indagini, vogliamo dimostrare che il mercato della pesca industriale e degli allevamenti intensivi di pesce colpisce duramente il benessere dei pesci, con conseguenze pesanti anche sulla salute dei consumatori, nonché dell’ambiente – afferma Alice Trombetta di Animal Equality – La totale mancanza di regolamentazione e di tutele per la vita dei pesci è inaccettabile e chiediamo di fermare questa indifferenza».

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