È un periodo così, facciamocene una ragione. Un periodo difficile in cui tutti sono invitati a fare un deciso “cambio di passo”. E tutti, più o meno a fatica, si adeguano. Perfino il Governatore della Lombardia, Attilio Fontana, dà qualche piccolo segnale di cambiamento. Non che le vaccinazioni si siano moltiplicate come i pani e i pesci, ma insomma qualcosa in più nella sanità lombarda comincia a intravedersi. Dopo la guerra, Vittorio De Sica s’inventò il celeberrimo film Miracolo a Milano. Tra poco, chissà che non venga fuori il remake Miracolo in Lombardia. Anche il Pd con Enrico Letta mostra qualche lampo di discontinuità. Dettagli poco rilevanti, certo, però una graduale svolta lo si nota anche nel Partito democratico.

Conte prosegue, e tanti saluti ai criticoni

Chi invece se ne frega e, giustamente, va avanti per la sua strada è Antonio Conte, il tecnico dell’Inter. Nessuno cambio di passo, per lui, anzi. Più i critici, come Arrigo Sacchi, lo stuzzicano sulla scarsa qualità del gioco nerazzurro, e più Conte prosegue imperterrito nella sua ben retribuita missione: conquistare lo scudetto, col minimo dei rischi possibile. Con tanti saluti alla compagnia dei criticoni. Estetica? Spettacolo? Per carità, sono cose da anime belle, ma se si vuole finalmente acchiappare questo benedetto scudetto, bisogna andare avanti così, ripete come un mantra il tecnico nerazzurro.

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Conte sarà noioso, ma ha ragione da vendere. Infatti anche col Cagliari l’Inter si ripete vincendo con uno striminzito gol di Darmian a circa un quarto d’ora dalla fine, golletto che blinda ulteriormente la leadership nerazzurra. Non c’è certezza matematica, ma a otto partite dalla fine, undici punti (dal Milan) sono una enormità. Soprattutto per la tranquillità con cui l’Inter scende i campo. Gioca con la sicurezza dei forti, sapendo che, prima o poi, un gol arriverà. Non si vincono undici partite consecutive, realizzando 69 reti e subendone solo 27, se ci sono dei problemi. Certo, contare su Lukaku che segna a raffica e, da solo, si porta via mezza difesa avversaria, aiuta. Eccome se aiuta. Però l’Inter, col suo passo, punta diritto al traguardo.

Perfino Conte, e anche questo è un miracolo, sorride. E dice: «Cominciamo a vedere il traguardo. Però non bisogna mollare…». Povero Conte, se non fosse Conte farebbe quasi tenerezza. Riesce in due imprese quasi miracolose (far conquistare lo scudetto all’Inter e togliere dopo quasi dieci anni il titolo alla Juventus) e questi lo criticano. Che i nuovi filosofi del calcio siano un tantino rosiconi?

La grande ammucchiata

Dietro l’Inter, più in basso, vincono tutte formando una grande ammucchiata. Una calca frenetica per conquistare un posto in Paradiso, cioè in Champions. Il Milan, a quota 63, è in seconda posizione, ma non può star molto tranquillo. Il 3-1 a Parma gli ha dato punti e morale, però qualche perplessità resta. Formidabile in trasferta (13 successi) è molto meno brillante a San Siro dove non vince dal 7 febbraio col Crotone. Il motivo non è chiarissimo, però i numeri lo dicono chiaramente. In casa, la squadra di Pioli accusa pause inquietanti.

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