di Valerio Cappelli

La grande attrice, icona di stile ed erotismo, attesa alla Mostra di Venezia, perle Giornate degli autori, con Madeleine Collins. I ricordi di Mastroianni e Monicelli. «Il caso Polanski? E’ una vicenda complessa, ha sbagliato ma dentro c’è tanta ipocrisia».

La gioventù è un dono che ha dovuto restituire. L’eleganza le apparterrà per sempre. Jacqueline Bisset porta alla Mostra di Venezia, per le Giornate degli autori, Madeleine Collins di Antoine Barraud. Una donna (Virginie Efira) ha una doppia vita: una bambina da un uomo e due figli più grandi dal marito. Un equilibrio costruito su bugie e segreti. La situazione va fuori controllo, fugge da tutto. Jacqueline è sua madre.

«Ci sono problemi non detti, buchi neri in quella famiglia. Io non sono consapevole delle bugie di mia figlia, e sono meschina con lei. Ho perso la mia prima figlia, ne pago le conseguenze».

Mastroianni diceva che le bugie fanno vivere meglio.

Ride: «Lo diceva a proposito di situazioni sentimentali, giusto? Beh, è una risposta molto italiana. La verità prima o poi viene sempre fuori».

«La donna della domenica. A tarda sera, dopo le riprese, beveva la grappa e si immalinconiva, ce l’aveva con le tasse e un po’ con gli americani. La conversazione non era facile, io non parlavo l’italiano e lui non parlava in inglese, lo interrompevo sempre».

«Per Rossini studiavo la notte senza dormire. Ero Isabella Colbran e non sono una cantante. Sul set le cose andavano velocemente, non ero del mio umore migliore, c’era un po’ di frustrazione, mi sentivo isolata. Ma non è che Comencini o Cukor avessero un carattere facile».

Lei disse che anche Roman Polanski, con cui esordì, era scomodo sul set.

«Ero una timida e agli inizi, lo ammiravo. È vero, non era facile. Ma aveva un grande talento. L’ho incontrato in periodi diversi della sua vita».

E’ europea ma vive a Los Angeles, i punti di vista rispetto al dramma giudiziario di Polanski sono opposti nei due continenti.

«Sono europea al cento per cento ma su questa complessa vicenda non posso dire di essere inglese o americana. Roman ha sofferto, in un certo senso è stato bullizzato, non è una cattiva persona, è un essere umano che ha sbagliato, ed è stato perdonato dalla donna che molestò quando era minorenne. Ci sono anche ragazze molto giovani sessualmente mature. Io non ho figli, non ho avuto una figlia in quella situazione, non conosco quella rabbia. C’è anche della ipocrisia. Roman tocca corde che mi scuotono».

«In quella casa mi invitarono a un party che si tenne una settimana prima della strage. C’erano le stesse persone che furono uccise. E dovevo tornare al party della strage, dove non potei andare».

Parliamo d’altro. E’ cresciuta negli Anni 60, forse è stato un bel privilegio…

«Per lo spirito libero? Beh, è stato un periodo incredibile, la musica cambiava, la moda cambiava e così il modo di comportarsi. Sono cresciuta in una famiglia dove l’educazione era importante e ciò non strideva con l’esuberanza di quei tempi. Non c’era niente di volgare. Oggi viviamo tempi volgari. Mi tengo alla larga dalla rabbia dei social. Ma puoi lo stesso circondarti di empatia e gentilezza».

Lei è una icona di stile e di erotismo. Cosa succede quando non si è più giovani?

Sorride: «Si cambia soltanto nell’occhio dell’uomo della strada, ma si può continuare a essere attraenti se hai energia e una luce dentro di te».

È sempre stata contraria alla chirurgia plastica.

«È un problema di insicurezza. Da adulta quali ruoli vuoi fare? Devi accettarti, io lavoro con chi mi vede come una persona reale e con chi mi vuole veramente. La mia faccia non mi piace più così tanto ma la accetto».

«Il mio sogno, ma non ero brava abbastanza. Ero affascinata da Margot Fonteyn. Purtroppo oggi ha perso interesse. La danza moderna mi piaceva in passato, oggi sembra ordinaria, ripetitiva, un gesto puramente atletico».

«Stavo girando un film a Budapest quando è scoppiata la pandemia, andai a Londra per sei settimane, che per me è un periodo lungo, prima di poter fare ritorno a Los Angeles. Ho una casa col giardino e tanti amici. Qualcuno l’ho perso per il virus. Un mio amico in ospedale scherzava sempre, senza avere l’aria della tragedia. È morto ed è stato uno shock per me».

«Non un’attrice, direi tante ragazze che, come me quando avevo la loro età, vanno in giro con un’acconciatura naturale e un trucco leggero. Quando mi stabilii negli Stati Uniti le ragazze erano iper truccate, molto artificiali».

Ha il rimpianto di non essere diventata madre e di non essersi sposata mai?

«No, non ho il peso di questa responsabilità. Sono piena di amiche che hanno cresciuto figli fra tante difficoltà. Ho avuto una vita fortunata».

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