Crescono ancora le startup innovative italiane. A luglio 2021 toccano quota 13.582, il 3,6% di tutte le società di capitali di recente costituzione, in aumento dell’8,1% rispetto al trimestre precedente. Emerge dal report trimestrale firmato Mise, Infocamere e con la collaborazione di Unioncamere, secondo cui  i settori elettivi riguardano al 75% i servizi alle imprese – in prevalenza produzione di software e consulenza informatica ( 37,4%), R&S (14,7%), servizi d’informazione (8,7%), manifatturiero (16,6%), commercio (3%).

Il capitale sociale sottoscritto complessivamente dalle startup risulta in crescita rispetto al primo trimestre (+58,8 milioni di euro, +6,8% in termini percentuali) attestandosi ora a quota 929,4 milioni di euro; il capitale medio è pari a 68.431 euro a impresa, in diminuzione (-1,3%) rispetto al dato del trimestre precedente.

La geografia delle startup innovative

La Lombardia si attesta ancora come “campionessa” di startup: nella regione si concentra il 26,7% delle nuove società. Mentre superano quota mille il Lazio con 1.586 seguita dalla Campania e dal Veneto con 1.095. L’Emilia Romagna è la nuova regione a superare quota mille, con 1.071 startup.

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Ma la regione con la maggiore densità di imprese innovative è il Trentino-Alto Adige, dove circa il 6% di tutte le società costituite negli ultimi 5 anni è una startup.

Composizione delle startup

Stando al report i soci di capitale dell’azienda, rispetto al trimestre precedente, sono sensibilmente aumentati (+9,5%) attestandosi ad oltre quota 65 mila.

Elevata la rappresentazione di imprese fondate da under-35 (il 18,1% del totale), mentre risultano sottorappresentate le imprese femminili: 12,9%, contro un 21,1% registrato nel complesso delle società di capitali;

Sul fronte fatturato le startup innovative sono soprattutto micro-imprese, vantando un valore della produzione medio di poco inferiore a 171,7 mila euro. Ciò è anche dovuto, si legge nel report, al ricambio costante cui è soggetta questa popolazione: per definizione, le imprese “best-performer”, più consolidate per età e fatturato, tendono progressivamente a perdere lo status di startup innovativa.

Tasso record di immobilizzazioni

Per quanto riguarda investimenti e redditività, le startup innovative mostrano un’incidenza più elevata della media di società in perdita (oltre il 52,3% contro il 32,3% complessivo). Tuttavia, le società in utile mostrano valori particolarmente positivi in termini di redditività (ROI, ROE) e valore aggiunto. Inoltre, le startup innovative presentano un tasso di immobilizzazioni – uno dei principali indicatori della propensione a investire delle aziende – di circa sette volte più elevato rispetto alle altre aziende comparabili.

Le startup dell’energetico

Diverso lo scenario delle startup dell’energy. Secondo l’Osservatorio dell’Istituto per la Competitività le neosocietà attive nel settore sono 1.780, “fenomeno – si legge nel report – che si rafforza sempre di più, registrando un tasso medio annuo del 25,4%”.

Si tratta di un ecosistema a cui è associabile un impatto economico contenuto tra i 210 e i 700 milioni di euro, un valore pari a circa il 14% di quello complessivo stimato. Il trend rispecchia, si legge nel report, “ciò che sta avvenendo in generale nel mondo delle startup innovative, che continuano a crescere nel nostro Paese a un ritmo sostenuto”.

Lo studio, dal titolo Il futuro dell’energia. Innovazione e sostenibilità binari della transizione, è stato curato da Antonio Sileo, direttore dell’Osservatorio, e sviluppato in partnership con A2A, Acquirente Unico, Anigas, Assogasliquidi-Federchimica, Assogasmetano, CNH Industrial, Elettricità Futura, Enel, Ip, TeaTek, Unem e Utilitalia.

Scalabilità del business, un punto critico

Le maggiori criticità riguardano gli investimenti destinati al settore energetico. Un fattore che spesso rallenta la crescita delle aziende attive in questo comparto. “Urgente risolvere la questione della scalabilità del business. Serve un mix di regole e incentivi tale da incoraggiare maggiori investimenti in capitale di rischio, sperimentazione a livello nazionale e rapida espansione all’estero” ha detto Stefano Da Empoli, presidente dell’Osservatorio dell’Istituto per la Competitività, commentando il rapporto.

Il nodo dei brevetti

Ma è la domanda di brevetti energetici a collocare l’Italia agli ultimi posti delle classifiche internazionali, un trend influenzato dalla carenza di investimenti che quando vengono stanziati spesso sono poco ambiziosi. “L’Italia – si legge nello studio – risulta anche quest’anno molto indietro rispetto ai player internazionali. Nonostante un incremento medio del 2,4% tra il 2009 e il 2019, le domande di brevetto in campo energetico provenienti dal nostro Paese sono state appena 715, lo 0,7% del totale a livello globale”.

In Europa peggio di noi fa la Spagna con 249 brevetti concessi mentre Francia e Germania vanno decisamente meglio, con un incremento che va dal 3 al 6%. In generale, il Giappone ha riconquistato il primato mondiale, dopo averlo perso nel 2018 a favore della Cina, oggi al secondo gradino del podio con quasi 29.000 brevetti concessi in campo energetico. Mentre rimangono stabili in terza e quarta posizione gli Stati Uniti e la Corea del Sud, che hanno presentato domande rispettivamente per 14.724 e 12.629 brevetti.

Le regioni più virtuose

Registrano dati positivi sui brevetti Lombardia ed Emilia-Romagna. “Nel campo dell’energia – commentato Sileo – la maggior parte dei brevetti concessi a livello globale si è concentrata nell’accumulo, nel fotovoltaico e nella generazione eolica. Tra le regioni la Lombardia è in testa nelle tecnologie elettriche e l’Emilia-Romagna nella mobilità sostenibile“.

È il Nord a guidare l’innovazione energetica del Paese. Rappresenta, infatti, il 50% delle startup energetiche attive in questo momento in Italia. Registrano, però, dati in crescita anche la Campania e il Lazio. “Se si guarda alle regioni- si legge nel rapporto I-Com- a fare la parte del leone è anche quest’anno la Lombardia, nella quale trovano sede 376 startup energetiche, pari al 21% di quelle esistenti nel nostro Paese. Il secondo gradino del podio lo occupa, invece, la Campania con 213 piccole imprese specializzate nel campo dell’energia mentre il terzo il Lazio con il 10% del totale. A incidere su questa classifica è certamente il peso preponderante di Milano, Roma e Napoli, che rappresentano le province con il maggior numero di startup energetiche pro-capite. Nello specifico, nel capoluogo lombardo ce ne sono 231 energetiche, nella capitale 146 mentre se ne registrano 119 solo nella provincia di Napoli”.

Piccole aziende con pochi addetti

Lo studio analizza anche le criticità strutturali dell’intera filiera energetica, focalizzandosi sulle aziende innovative: “L’elemento dimensionale- sottolinea l’indagine- resta critico: la stragrande maggioranza di esse, sia nel settore energetico che negli altri, fattura meno di 500.000 euro l’anno e sono pochissimi i casi in cui la forza lavoro impiegata supera i dieci addetti”.

Sul fronte mobilità sostenibile le regioni più attive sulla mobilità sono l’Emilia-Romagna (119 brevetti), con un’attività rivolta prevalentemente ali sistemi di accumulo (43%), e il Piemonte (104 brevetti) che, rispetto alla prima, manifesta una maggiore vocazione per le tecnologie dell’ibrido. “Mentre sono otto – si legge nel report – le regioni del tutto inattive sul piano brevettuale in materia di mobilità sostenibile”.

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