Dopo quasi vent’anni Margherita Agnelli, 65 anni, riprende la disfida per l’eredità del padre contro i suoi primi tre figli, John Elkann e i fratelli Lapo e Ginevra, di fatto unici eredi del patrimonio dell’Avvocato — con la quota maggiore andata al figlio più grande oggi 45enne — di fronte a quello che l’unica figlia superstite dello storico presidente della Fiat considera un esautoramento di fatto dei suoi cinque figli avuti dal secondo marito, Serge de Pahlen. È una vicenda nella quale si intrecciano rancori decennali, incomprensioni radicate, visioni opposte del mondo, una posizione ben precisa su ricchezza e patrimonio fondata sul principio che «gli Agnelli comandano uno per volta», la sofferenza di Margherita per la morte prematura del fratello maggiore Edoardo, suicida nel novembre 2000 a 46 anni, il giallo sull’ammontare del tesoro effettivo dell’Avvocato scomparso il 24 gennaio 2003.

«Mia madre di ha sottratto un figlio come se fosse suo»

Un rapporto teso, quello tra la vedova dell’Avvocato e la figlia, burrascoso, distante. Lo testimonia ulteriormente una frase riportata sul settimanale F (Cairo editore) di Margherita: «Mia madre mi ha sottratto un figlio come se fosse suo», disse nel 2004, fuori dai virgolettati, a Camilla Baresani quando rilasciò la famosa intervista in cui annunciava l’avvio della lite giudiziaria contro donna Marella e John Elkann. Margherita considerava estromessi dalle vere ricchezze Agnelli dei figli avuti con de Pahlen (Maria, Pietro, Anna, Sofia, Tatiana) e avrebbe inoltre lamentato l’allontanamento di quest’ultimo nel 2005 dai ranghi dirigenziali della Fiat — di cui era stato tra l’altro presidente in Brasile — ad opera proprio di John Elkann. Pare che de Pahlen puntasse allora a diventare presidente della Fiat, incarico che poi fu di John (e lo è tuttora, come numero uno di Stellantis).

Tutto ricomincia con la morte di Marella

A scatenare la seconda guerra di successione in casa Agnelli è un altro evento tragico: la morte di Marella Caracciolo, moglie di Gianni Agnelli e madre di Margherita.

Con il decesso del 23 febbraio 2019 avvengono una serie di passaggi ereditari automatici che portano John Elkann al comando della holding dell’impero Agnelli: il controllo della Dicembre, una «società semplice» basata a Torino al vertice della galassia. Dalle carte appena pubblicate al registro delle imprese di Torino emerge — con un ritardo di anni — che il 60% è intestato a John e il 20% a testa a Lapo e Ginevra. La Dicembre controlla a catena il 38% della holding olandese Giovanni Agnelli Bv (l’ex Accomandita Agnelli) che, attraverso Exor, gestisce partecipazioni in Stellantis (14,4%), Ferrari (23%), Cnh (27%) e ha il controllo di Partner Re (assicurazioni), Juventus (64%), del gruppo editoriale Gedi (La Repubblica, La Stampa ecc).

Il potere a John Elkann

John Elkann entra nella Dicembre con quote a lui direttamente intestate nel 1996, con Gianni Agnelli ancora vivo. In quella fase entra nella società anche la madre Margherita. Nel 1999 l’Avvocato detta il futuro: in caso di impedimento, e al momento della morte, tutti i poteri passeranno al nipote John. Quando Gianni Agnelli muore, nel 2003, si apre una battaglia per l’eredità. Erano gli anni difficili della Fiat sull’orlo del fallimento.

L’accordo e la prima causa

Margherita, dopo una contesa con la madre Marella e il figlio John proprio sulle quote della Dicembre, firma nel 2004 un accordo: con un contratto di diritto svizzero accetta di rinunciare all’eredità del padre — e, in futuro, a quella della madre — in cambio di ville, immobili, titoli e opere d’arte per un valore stimato in 1,16 miliardi. E vende alla madre il suo 33% di Dicembre per 105 milioni. Subito dopo la nonna cede tutte le quote Dicembre ai tre nipoti, mantenendo l’usufrutto: John si consolida al 60% (aveva già le quote donate dal nonno), Lapo e Ginevra prendono il resto. Nel 2007, però, Margherita, ritenendo di essere stata tenuta all’oscuro dell’esatto patrimonio dell’Avvocato, chiede in tribunale un rendiconto completo di beni e attività che erano in mano ai consulenti storici di Gianni Agnelli. Pretese respinte in vari gradi di giudizio, in via definitiva.

La seconda causa. «Pretese temerarie»

Adesso, dopo oltre 15 anni dal maxi-accordo sull’eredità, Margherita ha impugnato in Svizzera il contratto con la madre Marella con il quale rinunciava alle quote che le spettavano nella Dicembre. Fonti legali vicini a John Elkann hanno ribattuto che «queste pretese temerarie, cui si resisterà con fermezza in ogni sede, non sono comunque idonee a mettere in discussione la partecipazione di maggioranza assoluta che John Elkann detiene nella società Dicembre». Secondo Margherita, assistita dall’avvocato Dario Trevisan, potrebbero inoltre esserci irregolarità nelle carte depositate alla Camera di Commercio che provano il passaggio delle quote. È in corso una vertenza a Torno contro l’ente per la verifica della documentazione depositata dal fronte Elkann appena lo scorso luglio.

La legge applicabile

Se Margherita riuscisse a far valere che la legge applicabile alla successione della madre Marella — morta in Svizzera ma cittadina italiana — è quella italiana e non quella svizzera, rivendicherebbe il diritto alla quota legittima dell’eredità: non solo il patrimonio al momento della morte ma anche le donazioni, dirette o indirette effettuate in vita, pur se risalenti a molti anni prima, comprese quelle della nuda proprietà a John, Lapo e Ginevra. E, in questa prospettiva, il patrimonio della Dicembre andrebbe ricalcolato ai valori del 2019. Quando la Fiat era già diventata Fca e si approssimava a diventare Stellantis con la fusione con la francese Psa.

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