Quello che guadagna meno ha appena compiuto 21 anni e porta a casa 8 milioni a stagione: Haaland. Quelli che hanno vinto di più hanno già un posto tra le leggende: Messi e Ronaldo, sei Palloni d’oro contro cinque. Poi c’è chi è considerato il loro erede naturale, Mbappé; chi ha provato a insidiare il trono dei giganti ma è stato presto messo in un angolo, Griezmann; chi in Italia era un dominatore e nel club più ricco del mondo, il Psg, si è smarrito, Icardi. Cosa li accomuna, oltre al pallone, alla fama, a ingaggi giganteschi? L’infelicità. O forse — per non esagerare — l’insoddisfazione. Ricchi, calciatori e insoddisfatti: si può? Certo che si può, perché quando ti abitui a stare al vertice ogni intoppo sulla strada della gloria diventa impossibile da sopportare, né basta il denaro a cancellare le inquietudini. E i campioni di cui parliamo, tutti attaccanti, in queste settimane non vivono il momento più sereno della loro carriera. Anzi.

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