di Stefano Montefiori

Esclusa la pista terroristica: trattativa in corso tra la polizia e l’aggressore 56enne, armato di un coltello e già noto per problemi psichiatrici

PARIGI – Un uomo di 56 anni, nato a Tunisi, noto nel quartiere e alla polizia per problemi psichiatrici, nel pomeriggio di lunedì 20 dicembre ha preso due donne, madre e figlia, in ostaggio con un coltello in un negozio della rue d’Aligre, nel XII arrondissement di Parigi. La BRI (Brigata di ricerca e intervento) della polizia francese è intervenuta circondando il negozio e ha cominciato la trattativa.

La pista terroristica è esclusa. Intorno alle 22 l’uomo ha liberato la madre, che gestisce il bazar Go Shop vicino alla Bastiglia. La figlia 23enne resta invece nelle mani dell’aggressore. Nel pomeriggio l’uomo ha chiesto di parlare con il ministro della Giustizia, Eric Dupond-Moretti, e con l’avvocata Sylvie Noachovitch, che è stata messa in contatto con lui. Abderaman B.J. (questa sarebbe l’identità secondo la radio Europe 1), magistrato, voleva discutere del celebre caso di Omar Raddad, difeso dall’avvocata Noachovitch. È possibile che Abderaman sia rimasto suggestionato dalla riapertura del caso Raddad, giovedì 16 dicembre, 27 anni dopo i fatti.

Omar Raddad è stato il protagonista di una delle vicende giudiziarie più complesse e controverse di Francia. Nel 1991 il cadavere di Ghislaine Marchal, una ricca vedova sessantenne, venne ritrovato nella sua villa La Chamade sulle alture di Mougins, nel Sud della Francia. Sulle porte della cantina e del locale caldaia, vicino al corpo, vennero ritrovate due scritte con le stesse parole: “Omar m’a tuer”, Omar mi ha ucciso (ma con un errore ortografico relativamente diffuso in Francia, tuer, all’infinito, al posto del participio passato tuée che sarebbe stato corretto).

Nel 1994 venne condannato a 18 anni di reclusione Omar Raddad, il giardiniere marocchino della vittima, al termine di un processo molto seguito. L’avvocato star Jacques Vergès, legale tra gli altri del terrorista Carlos, del criminale nazista Klaus Barbie o del leader khmer Kieu Samphan, prese le difese di Omar Raddad e cercò, come sempre, di trasformare il dibattimento in un atto d’accusa contro il colonialismo e le tentazioni razziste della Francia. Raddad venne incolpato del delitto sulla base di una scritta sgrammaticata, che quindi secondo l’avvocato Vergès veniva addossata facilmente al giardiniere marocchino. Dopo decine di perizie e una sentenza molto contestata, nel 1996 il presidente Chirac graziò parzialmente Omar Raddad in virtù anche di un intervento personale del re del Marocco.

La riapertura del caso, giovedì scorso, con la richiesta di nuove perizie grafologiche, potrebbe avere ispirato l’aggressore a prendere le donne in ostaggio per riuscire a parlare con la nuova avvocata di Omar Raddad, Sylvie Noachovitch, che ha preso il posto di Jacques Vergès morto nel 2013. Dopo quella della madre, i negoziatori sono fiduciosi di riuscire a ottenere anche la liberazione della figlia. In caso contrario gli agenti speciali sono pronti a intervenire. Si parla di una interruzione improvvisa di una terapia psichiatrica, che potrebbe avere contribuito alla crisi.

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