La costituzione delle startup online potrebbe andare in capo alle Camere di Commercio. È la proposta che si evince dall’intervento che il deputato 5 Stelle, Luca Carabetta, ha fatto davanti le commissioni riunite Giustizia e Attività Produttive, contestando l’affidamento della registrazione dell’atto di costituzione ai notai.

Secondo Carabetta “risulta contestabile il vincolo a sfruttare esclusivamente l’atto notarile per la costituzione di nuove società, in quanto la direttiva specifica che ci si debba riferire a un atto pubblico e non, specificamente, a un atto notarile”.

E che, in questo senso, “i pubblici ufficiali delle Camere di Commercio hanno già provveduto a svolgere pratiche simili proprio relativamente a startup innovative dal 2016 al 2021, senza riscontro di problematiche antiriciclaggio o di altro genere”, evidenzia il deputato.

Tornando all’affidamento della piattaforma telematica al Consiglio Nazionale del Notariato, tramite Notartel, Carabetta ricorda che “su questo punto diverse rappresentanze hanno evidenziato un rischio di monopolio, in contrasto con la disciplina antitrust europea”.

Inoltre, sempre relativamente all’operatività della piattaforma, rileva come “l’attuale testo dello schema di decreto legislativo in esame non sia sufficientemente chiaro nell’attribuire alla figura del notaio le responsabilità in campo di vigilanza e antiriciclaggio”.

Nell’intervento il deputato osserva che “lo schema di decreto legislativo introduce il ‘vincolo territoriale’ che prevede che, per la procedura telematica, possa essere interessato solamente un notaio competente nell’area di residenza o di sede legale di almeno una delle parti”. Vincolo limitante in termini di libertà di concorrenza, specie se riferita a procedure telematiche.

Infine Carabetta ricorda che la sentenza del Consiglio di Stato che, nella pratica, ha cancellato la norma del Mise che regolava il procedimento della costituzione online delle imprese “non ha però riguardato la norma primaria che è ancora in vigore. In questo senso, rileva che l’applicazione delle disposizioni di cui allo schema in esame andrebbe in conflitto con i principi generali di cui all’articolo 32 della legge n. 234 del 2012 che dispone che gli atti di recepimento di direttive dell’Unione europea non possano prevedere l’introduzione o il mantenimento di sanzioni, procedure o meccanismi operativi più gravosi o complessi di quelli strettamente necessari per l’attuazione delle direttive”.

Il progetto del Mise

Lo schema di Dlgs di recepimento della direttiva Ue 2019/1151, approvato dal Consiglio dei ministri, stabilisce che l’atto costitutivo delle srl e srls, aventi sede in Italia e con capitale versato mediante conferimenti di denaro, potrà essere ricevuto dal notaio per atto pubblico informatico con la partecipazione in videoconferenza. A predisporre e gestire la piattaforma per i collegamenti da remoto sarà il Consiglio nazionale del Notariato: il sistema consentirà la verifica dell’apposizione della firma digitale e del suo titolare nonché l’attestazione di validità dei certificati di firma utilizzati.

28 Ottobre 2021 – 11:00

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L’interrogazione al governo sulla sicurezza dei sistemi IT del Notariato

Il deputato del M5S, Davide Zanichelli, ha depositato un’interrogazione a risposta scritta al governo sui sistemi di cybersecurity del Notariato facendo riferimento – si legge nel testo – a un articolo del 4 agosto 2021 del Corriere della Sera “Attaccato anche il sito del consiglio dei Notai”.

Secondo quanto riportato dai media, evidenzia Zanichelli, “il Consiglio nazionale del notariato, oltre quattro mesi prima dell’uscita della notizia, ha subito un importante attacco hacker attraverso un ransomware che ha sottratto 2 gigabyte di dati contenenti informazioni riservate, successivamente pubblicati nel darkweb a seguito della scelta del Consiglio di opporsi alla richiesta estorsiva – un riscatto che oscillerebbe tra i 100 mila e i 5 milioni di euro”.

“Più recentemente, nella notte tra sabato 31 luglio e domenica 1° agosto 2021, il sistema informatico della regione Lazio, è stato oggetto di un attacco hacker che ha causato alcuni disservizi al suo funzionamento, tra cui il sistema di prenotazione della campagna vaccinale, e che, da ricostruzioni successive”.

Zanichelli chiede dunque se “il Governo sia a conoscenza del menzionato attacco informatico cui è stato sottoposto il Consiglio nazionale del notariato, e se risulti al Governo tale attacco sia stato segnalato entro 72 ore agli organi di vigilanza e supervisione, come previsto dalla normativa vigente considerata la sensibilità dei dati estratti e gli obblighi gravanti su certificatori e conservatori accreditati, nonché su coloro che trattano i dati” ai sensi del Gdpr.

E quali quali iniziative intenda adottare il Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale “per assicurare che in particolare il Consiglio nazionale del notariato, cui il decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 110, riserva secondo l’interrogante un inopinato monopolio nel settore della conservazione degli atti notarili informatici, sia facilitato e incoraggiato nel rispetto certo, sostanziale e non solo formale, delle norme in materia di sicurezza informatica e, in particolare, di quelle relative all’obbligo di notifica alle autorità di vigilanza delle violazioni dei dati personali e degli incidenti di sicurezza”.

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