Nel rapporto annuale dell’Istituto di ricerca, il Paese è passato da «mucillagine» (2007)a «sciapa» (2013) fino a «piastra di sostegno» (2019). Ora…
Ormai abbandonate le metafore dal mondo marino (l’Italia “disormeggiata” del 2003 e l’Italia “mucillagine” del 2007); quelle culinarie (l’Italia “sciapa” del 2013) e quelle animali (l’Italia “in letargo” del 2015) continua per il Censis il momento delle metafore tecnologiche. L’anno scorso l’Italia era descritta nel rapporto annuale come una “piastra di sostegno”, un’immagine che richiamava un bonario passato fatto di muretti a secco e cazzuola in mano. Ma quali tecnologie descrivono l’Italia nell’epoca della crisi pandemica? I dispositivi di protezione? Le piattaforme digitali che ci consentono di fare lezioni o riunioni? I monopattini generosamente incentivati dalla mano pubblica? La tanto attesa svolta green e la modernizzazione delle infrastrutture promessa con il Recovery Fund? Macché, quest’anno il balzo nel passato è ancora più cospicuo. L’Italia è infatti descritta come «una ruota quadrata che non gira».

Altro che muretti e piastre: secondo il Censis siamo ripiombati indietro di qualche millennio, a lambiccarci la testa su come far girare ruote non circolari, con l’unico blando conforto di poterne discutere in diretta Zoom o sui social. Nel turismo e nella mobilità, ci avverte ad esempio il Censis, si è tornati a privilegiare il corto raggio; e d’altronde, con la ruota quadrata dove vuoi andare? (per inciso, ci sono fior di scienziati, come il matematico Ivan Paterson, che hanno dimostrato come le ruote quadrate possano funzionare, su terreni con determinate caratteristiche, realizzando un curioso prototipo di triciclo a ruote quadrate).

Il resto del rapporto non è meno generoso di metafore, che tornano a pescare dagli ambiti più disparati. Ritorna allora il mondo marino e in generale la natura con le sue insidie: lo Stato è «un salvagente a cui aggrapparsi» nelle «sabbie mobili» del settore privato. Come ogni anno, però, il Censis non manca di offrire un barlume di ottimismo in chiusura. «Il Paese», infatti, «attende di sentire di nuovo, quando dopo le lacrime altro non si avrà da offrire che fatica e sudore, il richiamo a rimettere mano al campo, senza volgersi indietro, guardando e gestendo il solco, arando diritti». Torneremo quindi tutti nei campi, braccia restituite dalla tastiera all’agricoltura? E come faremo ad “arare diritti” senza nemmeno la ruota circolare? La risposta sta in un passaggio che probabilmente rappresenta uno dei vertici di sempre della inesausta creatività metaforica del rapporto annuale. «Nella paura del tunnel abbiamo avuto occhi da talpa». Un’immagine che da un lato richiama il triste stato e la scarsa manutenzione delle nostre infrastrutture, gallerie buie e gocciolanti. Dall’altro, se la tecnologia ci fa difetto, il mondo animale offre un valido aiuto: se la ruota ci manca, sarà la talpa ad aiutarci ad arare! O forse la talpa siamo noi? Il dibattito è aperto. Nel frattempo, ai più raffinati esegeti del Censis non è sfuggito un invito a riscoprire i classici, da Shakespeare a Marx: «Ben scavato, vecchia talpa!».  (ANSA)

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