Ad Anagni, vicino a Frosinone, nello stabilimento dell’azienda statunitense Catalent, ci sono 29 milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca pronte per essere spedite all’estero e scoperte dalle autorità italiane dopo un’indagine scattata su segnalazione della Commissione europea. Lo ha scritto questa mattina «La Stampa», lo scrive anche in tutta evidenza il Financial Times sul sito e poco dopo le 14 arriva la nota da Palazzo Chigi. È in tutta evidenza la notizia del giorno sul fronte della lotta alla pandemia che, tanto per cambiare, ha al centro il vaccino della big pharma anglo-svedese.

La ricostruzione di Draghi: «Due lotti partiti per il Belgio»

Due dei lotti di Astrazeneca bloccati ad Anagni «sono partiti oggi per il Belgio, alla casa madre. Da dove andranno da lì non so. Intanto la sorveglianza continua per i lotti rimanenti». Ha spiegato così la situazione il premier Mario Draghi nella replica in Aula alla Camera. «Parlo di pragmatismo in senso positivo nei confronti dell’Ue, non metto la ricerca di altre strade prima. L’Italia ha mostrato che la sua azione è fondata su tre pilastri: il rispetto degli accordi da parte delle multinazionali dei vaccini; le sanzioni se questi accordi non sono rispettati; la pronta sostituzione dei vaccini mancanti con altri tipi di vaccino», ha continuato Draghi. «Sabato sera ricevo una telefonata della presidente della Commissione Ue su alcuni lotti che non tornavano nei conti della Commissione e che sarebbero stati giacenti presso lo stabilimento di Anagni» dove «si infiala» il vaccino Astrazeneca. «Mi si suggeriva unììispezione. La sera stessa ho chiamato il ministro Speranza, da cui dipendono i Nas, e i Nas sono andati immediatamente e la mattina successiva, dopo aver lavorato tutta la notte, hanno identificato dei lotti in eccesso che a quel punto sono stati bloccati. Due oggi sono stati spediti in Belgio, dove c’è la casa madre. Ma sono lì, da lì dove andranno non so, ma intanto la sorveglianza continua per i lotti rimanenti».

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La nota del governo italiano

«Nella giornata di sabato 20 marzo – si legge nella nota di Palazzo Chigi diffusa alle 14 – la Commissione europea ha chiesto al Presidente del Consiglio Mario Draghi di verificare alcuni lotti di vaccini presso uno stabilimento di produzione ad Anagni. Il Presidente del Consiglio ha informato il Ministro della Salute, Roberto Speranza, il quale ha disposto un’ispezione che si è tenuta tra sabato e domenica grazie all’opera dei Carabinieri Nas. Dall’ispezione è risultato che i lotti erano destinati in Belgio. Tutti i lotti in uscita vengono controllati dai NAS». La nota di Palazzo Chigi rettifica quanto scritto stamane da «La Stampa»: secondo il quotidiano di Torino, le dosi erano dirette nel Regno Unito. Secondo Palazzo Chigi, invece, verso il Belgio.

A chi erano destinate le dosi?

La destinazione finale non è un fatto secondario perché se dirette nel Regno Unito, scatterebbe il blocco delle dosi visto che l’Ue è orientata a bloccare l’export di vaccini prodotti in Ue fuori dal gruppo dei 27 paesi. Se invece, come sostiene il governo italiano, la destinazione è il Belgio non ci sarebbe motivo di scandalo anche se non è chiaro il motivo della segnalazione Ue. Una fonte, citata dal Financial Times come un funzionario francese, affermava infatti che se questi 26 milioni di dosi non fossero stati destinati al blocco dei 27 paesi sarebbe scattato il blocco all’export. Ma appunto è un «se».

L’autodifesa di AstraZeneca

Interviene quindi AstraZeneca, l’azienda anglo-svedese che ha messo a punto il vaccino, e che comunica di «voler chiarire le dichiarazioni inaccurate» sul caso. «Attualmente non sono pianificati export al di fuori dei paesi che aderiscono al piano COVAX. Ci sono 13 milioni di dosi di vaccino in attesa del controllo di qualità per essere poi spediti a COVAX come parte del nostro impegno per fornire milioni di dosi a paesi a basso reddito, il vaccino è stato prodotto fuori dalla Ue e poi portato allo stabilimento di Anagni per l’infialamento. L’Ue supporta le forniture a paesi a medio e basso reddito attraverso COVAX. Ci sono altre 16 milioni di dosi – aggiunge la nota di Astrazeneca – che sono pronte per essere spedite in Europa. Quasi 10 milioni di dosi saranno consegnate ai paesi Ue nell’ultima settimana di marzo. Non è corretto definire questo carico come scorta. La produzione del vaccino è un procedimento molto complesso che molto complesso e richiede tempo».

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