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Un gesto semplice e istintivo, ma imprevisto e per questo speciale. Un pallone uscito a bordo campo, con l’Italia che deve fare gol alla Polonia per tornare in testa alla Nations League: Gianluca Vialli resiste all’impulso di calciarlo in campo, lo prende tra le mani e lo bacia.

Se c’è un momento in cui questa Nazionale è diventata una squadra nel senso più completo del termine, allora è facile individuarlo: il 15 novembre scorso, nel pieno della seconda ondata della pandemia, con l’obbligo di vincere, con il c.t. Mancini positivo al Covid e collegato al telefono con la panchina dello stadio di Reggio Emilia, Azzurra si trovava in acque agitate. Quel gesto del vecchio marine Vialli, in un attimo indica un approdo sicuro e racchiude tutto: rispetto per la maglia azzurra, affetto per il pallone, voglia di stupire e lottare in un momento delicato, dentro e soprattutto fuori dal campo.

Un misto di emozioni forti che Luca ha imparato a governare e incanalare da leader, così diverso e così complementare al Mancio, con cui ha ricomposto la mitica coppia della Samp. In azzurro quella chimica non ha mai funzionato come avrebbe potuto e la missione oggi è quella di rimediare, di prendersi una rivincita. Se il c.t. ha plasmato fin dall’inizio questa Italia, quasi come un allenatore di club, l’arrivo in Nazionale di Vialli nell’ottobre 2019, alla vigilia della sfida con la Grecia decisiva per il pass Europeo, ha portato un valore aggiunto.

Il ruolo del capodelegazione nel cuore di Coverciano, dove lui e Roberto si sono conosciuti da ragazzini, consiste nel saper trovare le parole giuste per motivare il gruppo e i singoli. E anche, come giovedì sera, di correre sul prato dell’Olimpico con Verratti, che deve recuperare la condizione. «Molti di voi sono come me, appassionati di mantra — dice Vialli ai giocatori nella serie «Sogno Azzurro» di Rai1 — e allora vi ricordo che un viaggio di mille chilometri inizia con un singolo passo».

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Chissà quante volte se l’è ripetuto nel suo cammino con la malattia. Senza retorica, ma con profondità. Perché Luca negli Ottanta, coi suoi riccioli e i suoi polpacci al vento aveva la fisicità spensierata di quegli anni felici; poi si è rasato i capelli e ha messo su altri muscoli, che gli sono serviti per alzare la Champions con la Juve qui all’Olimpico. Adesso il suo fisico asciutto è ancora un simbolo, di resistenza. Gianluca in ritiro canta Battisti (Chissà che sarà di noi/Lo scopriremo solo vivendo), scherza con gli altri «azzurrocerchiati», i vecchi compagni della Samp, Salsano, Lombardo, Nuciari, Evani (che arrivò quando Luca era già alla Juve), incassa le confidenze dei giocatori, dà consigli e sorrisi.

Mancini evoca lo spirito dello Samp d’oro, quella che in finale di Coppa Campioni a Wembley nel 1992 contro il Barcellona si fermò proprio su un tiro a lato di Vialli. La giovinezza dei gemelli del gol, che per lo scudetto si erano fatti i capelli biondo platino, era finita qualche giorno prima, quando il centravanti a cena con il presidente Mantovani e Mancini confessò di aver firmato per la Juve. Adesso la vecchia atmosfera in qualche modo si è ricreata, tra saggezza e cazzeggio: «Roby dice che siamo invecchiati ma questa avventura azzurra ci fa rimanere giovani».

11 giugno 2021 (modifica il 11 giugno 2021 | 08:31)

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