«Mio padre era un trascinatore. Non si riusciva a non amarlo. Lui rapiva l’attenzione e gli affetti. Tutti sentivano che aveva un cuore grande e una testa libera da qualsiasi tipo di vincolo»: così Simone Annichiarico descriveva suo padre Walter. Annichiarico, in arte Chiari. Oggi ricorre il trentennale dalla sua morte, avvenuta il 20 dicembre del 1991 a 67 anni in un residence milanese. Se ne andò in completa solitudine, povero, dimenticato da almeno vent’anni nonostante fosse uno degli attori più prolifici della sua generazione, un irresistibile talento comico, re dell’improvvisazione e amato mattatore del piccolo schermo. La vita lo ha messo più volte alla prova, ma nei suoi anni più bui si è sempre rialzato, come un pugile sul ring. Paragone non casuale perché – forse non tutti sanno che – pugile Walter Chiari lo è stato davvero: nato a Verona l’8 marzo 1924 in una famiglia di origini pugliesi quando aveva nove anni si trasferì a Milano. Il suo primo impiego fu come magazziniere all’Isotta Fraschini, storica azienda automobilistica, e in quel periodo iniziò a praticare il pugilato, diventando campione lombardo della categoria pesi piuma nel 1939. E questa non è l’unica curiosità su di lui.

20 dicembre 2021 | 07:46

(©) RIPRODUZIONE RISERVATA

Source